La genialità nazional-popolare di Aldo Biscardi

Aldo Biscardi: spesso eccessivo, certamente criticabile, ma la sua figura va ricordata con onore

di Max Bambara

Improvvisamente ci si sente tutti più vecchi. Perché la morte di Aldo Biscardi lascia in dote soprattutto questo. La sensazione del tempo che scorre, forse in maniera più rapida di quanto noi stessi possiamo percepire. Con lui, non se ne va semplicemente un protagonista della televisione, bensì il pioniere che ha aiutato gli italiani a passare dal calcio televisivo antico a quello moderno. Se qualcuno riesce a trovare i frammenti del Processo del lunedì dei primi anni 80, condotto da un professionista esemplare come Enrico Ameri, può subito intuire quale grande innovazione Biscardi abbia portato nella televisione. Si è passati da un modo serioso e didascalico di discutere di calcio ad un modo più leggero, allegro, forse anche parossistico. Il Bar Sport diventava trasmissione, ne assumeva toni ed originalità e si confondeva in una sorta di uguaglianza popolare. Potevano parlare tutti. Da Giulio Andreotti fino all’ultimo telespettatore a casa mediante il televoto; insomma un fenomeno nazionalpopolare.

Si è trattato di una rivoluzione che solo un genio della televisione poteva compiere; un personaggio elastico, intuitivo, capace di captare e percepire gli umori della gente prima di tutti. Un fuoriclasse nel suo campo, coi suoi pregi ed i suoi difetti, con una umanità bonaria accentuata da quella parlata così legata alla sua regione d’origine e con quegli eccessi inevitabili che a molti lo hanno inviso. Il gioco della televisione d’altronde è questo. Stare sulla cresta dell’onda non è facile e farlo per oltre 30 anni dimostra come le qualità morali sono senza dubbio superiori alle criticità. Chi scrive non ha mai particolarmente amato Aldo Biscardi. Da ragazzino lo sopportavo a stento. Crescendo poi, ho iniziato ad intravederne quei tratti di genialità che mi hanno portato oggi a scrivere queste poche righe. Nessuna celebrazione fuori dai canoni ovviamente, ma solo la voglia di rendere onore a qualcuno che, inevitabilmente, ha condizionato e cambiato le nostre vite col suo modo di fare ed intendere il mezzo televisivo. Mancherà a tutti in fondo, anche a quelli che non lo ammettono. Con lui finisce un’era ed oggi ci sentiamo tutti un po' meno giovani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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