Editoriali

Il derby di Giulietta, una grande occasione persa 20 Agosto 11:22

Dopo i tanti eccessi veronesi nei confronti dei napoletani, veronesi nel senso di tifosi Hellas e non certo di tifosi Chievo, c'era una grande occasione. Trasformare nel derby di Giulietta (dall'irraggiungibile striscione partenopeo di risposta alle offese veronesi) la sfida fra gialloblu e azzurri partenopei. I cori inqualificabili della Curva Hellas, i richiami al solito Vesuvio e al solito fuoco e anche le maglie con il nome Insigne trasofrmato in Insimmie, prima e durante la prima di Campionato vinta 3-1 dal Napoli al Bentegodi, hanno squalificato, deturpato e svilito tutto. Solo trivio, solo bestialità. Per una rivalità che peraltro ai napoletani non interessa, esattamente come accade fra Fiorentina e Juventus con una rivalità rinfocolata solo dai viola. Peccato. Il calcio, lo sport e la vera ironia sono ben altra cosa. Ma ben altra.

Fiorentina, davvero un esodo senza fine 18 Luglio 19:43

di Marco Rizzo

L’estate dei tifosi della Fiorentina è una vera e propria via crucis. E ad allinearsi con lo stesso stato d’animo dei supporters è certamente anche il neo allenatore viola, Stefano Pioli, che prosegue quindi il suo periodo negativo dopo l’epilogo della sua avventura sulla panchina neroazzurra.

Prima è stato il turno di Gonzalo Rodriguez, capitano delle ultime stagioni. Accordo per il rinnovo non trovato con la direzione sportiva e addio ad inizio estate. Poi Borja Valero, idolo vero e poprio della Fiesole, che ha abbandonato la Fiorentina, in netta contrapposizione con Corvino, per approdare all’Inter. Gli strascichi sono stati tantissimi, con tanto i audio esasperato del giocatore in lacrime che spiegava i motivi dell’addio.

Nel mentre anche Ilicic è finito all’Atalanta.

Ma la maggior problematica della stagione si chiama Federico Bernardeschi. La stellina viola ha prima rifiutato il rinnovo a cifre importanti per la società e poi ha chiesto la cessione. Dove? Alla Juventus. Apriti cielo. La tifoseria è sul piede di guerra, ma l’affare con ogni probabilità si farà. 40 milioni pronti ad arrivare nelle casse viola. Il caso più spinoso e controverso è forse quello di Kalinic. Il croato ha detto apertamente di voler andare al Milan, un secondo dopo che Corivino lo aveva pubblicamente dichiarato incedibile. Ora è in atto il braccio di ferro, con annessa super litigata tra il ds e l’agente, con il giocatore che lascia il ritiro e “scappa” in Croazia. Insomma, un caos epico.

Ma non è finita. Pioli in conferenza stampa dichiara di voler ripartire da giocatori come Vecino. Ottimo. E’ notizia di queste ore che l’Inter ha deciso di pagare la clausola rescissoria di 24 milioni per portare il centrocampista ad Appiano Gentile. L’affare, probabilmente, si farà.

In tutto questo, la proprietà è sempre piu’ distaccata ed ha dichiarato di essere aperta alla vendita della società.

Insomma, momento nero più che viola. Ed è difficilissimo per Pioli ed i giocatori rimasti lavorare in tranquillità. In casa Fiorentina devono stare attenti. Perché solitamente queste stagioni che iniziano male, finiscono peggio.

Lettera di un tifoso juventino a Leonardo Bonucci 14 Luglio 15:48

Caro Leonardo,

7 anni fa ti abbiamo accolto nella grande famiglia juventina. Sei arrivato che eri un promettente giovanotto. Gli inizi non sono stati facili. Passare dal Bari alla Juve è un grande salto nel bene e nel male. Il primo anno ti abbiamo criticato. Poi è arrivato Mister Conte e le cose sono cambiate. Ti abbiamo apprezzato e abbiamo capito che gran giocatore sei. In questi 7 anni sei cresciuto sei diventato fortissimo,probabilmente il più forte difensore del mondo. Hai dato tanto alla Juve, ma anche la Juve ti ha dato tanto. Il merito della tua crescita professionale è sicuramente tuo, ma il mondo Juve, la società,i tifosi ti hanno sicuramente aiutato,sostenuto.

Negli anni sei diventato un idolo,un punto di riferimento per il popolo bianconero. Ti abbiamo amato nn solo come calciatore, ma anche come uomo, come tifoso bianconero. In te vedevamo in campo uno di noi. In te vedevamo la voglia di vincere, di sacrificarsi, di lottare x i colori bianconeri. Abbiamo esultato cn te e per te. Abbiamo pregato, pianto sorriso cn te e x te e nn solo per un goal. Ci hai regalato felicità, emozioni indimenticabili. Perché vedi caro Leo, x noi la Juve è una fede, è amore. Noi tifosi amiamo i nostri colori in maniera incondizionata. Per noi nn è una questione di soldi ma di cuore!

Leo, se dovessi andar via, nn posso che dirti grazie x questi anni immensi. Se dovessi andare via me ne farò una ragione. In passato ho visto lasciare questi colori gente come Baggio, Zidane, Ibrahimovic, Vieri e tanti altri idoli. I giocatori vanno la Juve resta! Se dovessi andar via ti auguro buona fortuna.

Però una cosa te la voglio dire, perdonami. Speravo che questo rapporto cn il popolo bianconero finisse in maniera diversa. Speravo che tu fossi speciale. Speravo un giorno di venire allo stadium e di celebrare l'addio al calcio di una grande bandiera juventina: Leonardo Bonucci. Probabilmente questo nn accadrà. Peccato!

Ciao Leo, grazie x aver onorato i colori bianconeri, rimarrai una delle tante stelle dell'universo bianconero.

Se un domani dovessi tornare da avversario nn ti fischierò, ma rimarrà sempre un grande rammarico: potevi essere più di una delle tante stelle, potevi diventare una bandiera come Del Piero, Buffon, Scirea, Boniperti, Platini. E nel calcio le bandiere valgono più delle stelle,almeno x noi tifosi.

Ciao Leo, ce ne faremo una ragione

Un tifoso juventino

Vigevano: il preside contro Gigio Donnarumma 6 Luglio 11:04

"Un comportamento che rappresenta una grave mancanza di rispetto per la scuola, per la Commissione e per gli studenti delle classi coinvolte": è stato il severo commento della professoressa Elda Frojo, presidente della Commissione d'esame di fronte alla quale Gianluigi Donnarumma doveva sostenere l'esame di maturità per diplomarsi, da privatista, in ragioneria all'istituto paritario Leonardo da Vinci di Vigevano. "Il signor Donnarumma - ha detto all'ANSA l'insegnante, che è preside all'istituto professionale Pollini di Mortara - ha chiesto di sostenere le prove suppletive. Il Miur, giustamente, cerca di incoraggiare coloro che si dedicano allo sport ma vogliono comunque proseguire negli studi. Nel caso del signor Donnarumma si è ritenuto che la partecipazione ai Campionati Europei Under 21 giustificasse la richiesta. Chiaramente questo ha comportato un rallentamento dei lavori: i colloqui d'esame sono stati interrotti per consentire all'ormai ex candidato di sostenere le prove scritte".

Troppo sfascismo sulla Juve post-Cardiff? 3 Luglio 13:06

analisi Eurosport di Roberto Beccantini

Si nota, attorno all’estate della Juventus, lo stesso sfascismo dei giorni post Atene 1983. Dopo l’Amburgo, si voleva cambiare «tutti». Dopo il Real, si vorrebbe cambiare «tutto». Eppure quella Juventus, la Juventus di Platini e Boniek, raccolse solo la Coppa Italia. Questa, viceversa, si è aggiudicata il sesto scudetto consecutivo e la terza Coppa Italia di fila. L’ingiustificata euforia della vigilia ha reso ancora più dura la botta di Cardiff. Il problema Europa sta diventando un’ossessione, al di là dei numeri: Milan: 28 finali e 18 trofei. Inter: 13 finali e 9 trofei. Juventus: 22 finali e 11 trofei (calcolando l’Intertoto; senza, 21 finali e 10 trofei). Ma in Champions, si sa, ben sette sconfitte su nove. Record assoluto. In epoca moderna, la Juventus ha eliminato il Real tra andata e ritorno con Lippi, con Capello e con Allegri, ma ne è sempre stata sconfitta nella sfida secca (1998, 2017). I fatturati non c’entrano. Il campionato è un’altra cosa, e i margini di recupero sono generosi, guai però a portarsi dietro la sindrome. Sarà la testa, più che il mercato, comunque si profili, la bussola della nuova Juventus. In parole povere: riuscirà a debellare quel senso di inferiorità che la frena sul più bello, o ne rimarrà contagiata fino a infondere coraggio alla concorrenza domestica? Il fatto che un luglio fa fossero già stati acquisiti Pjanic, Mandzukic e (quasi) Higuain, mentre oggi si parla di Schick e Bernardeschi, di Danilo e De Sciglio è significativo, sì, ma non drammatico. Certo, il Bonucci allenatore in pectore, dal trespolo di Oporto al presunto Bronx della finale, e la partenza anticipata di Dani Alves, 34 anni, ma un ultimo scorcio da big, hanno contribuito a sollevare polvere e dubbi, dubbi e polvere. "Dybala per esplodere deve andare via dalla Juve”: l’ha detto proprio Dani Alves ed è una frase che ferisce. Anche se si scontra con la teoria del «Cristiano Ronaldo, nella Juventus, farebbe la riserva» (Mario Sconcerti). Sono i paletti estremi di un calcio strano, fin troppo bisbetico. Dybala, 23 anni, è un progetto di fuoriclasse, ma calma. Anche James Rodriguez era un progetto di fuoriclasse. Dal Monaco al Real, dal Real in tribuna: disperso. Paulo «Omar» deve migliorare in trasferta. E molto. Al netto del ruolo allargato. Legandomi al discorso su Dybala, una piccola considerazione. Un giorno sì e l’altro pure Agnelli e Allegri battono il tasto della «cattiveria». La storia della Juventus è la storia di una fabbrica che produce titoli come auto (fino al confine, soprattutto), ma ogni tanto vorrei leggere e sentire parlare, anche, di gioco. Senza venir meno al Dna aziendale, per carità, e con la consapevolezza che per certi eccessi ludici c’è sempre il circo. La Juventus, oggi, è prigioniera più di uno slogan che dell’assalto del Chelsea ad Alex Sandro. "Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Persino Guardiola ha confessato che è "l’unica cosa”, ma il motto, se tirannia e non più stimolo, porta a considerare ridicolo qualsiasi secondo posto, compresi gli "argenti” di Champions. E così il complesso rischia di montare. Siete o non siete d’accordo"?

Donnarumma: anche Paola Ferrari contro Raiola 27 Giugno 11:52

Paola Ferrari ha dato mandato al proprio studio legale, studio Mannucci di Roma, di introdurre una causa civile per diffamazione a mezzo stampa per le gravi offese lesive della sua immagine, personale e professionale, pronunciate da Mino Raiola procuratore sportivo. Raiola aveva risposto a queste dichiarazioni della Ferrari: "Le parole del presidente della Figc Carlo Tavecchio a proposito del caso Donnarumma sono da sottoscrivere in pieno. Ha ragione a dire che siamo di fronte a situazioni non edificanti in un Paese che versa in condizioni drammatiche e che certe cifre, da molte persone vengano vissute come una vera e propria offesa. Che il calcio negli ultimi anni sia stato pesantemente viziato dall'attività di persone esterne al mondo del pallone è sotto gli occhi di tutti. Istituire un tetto massimo per le commissioni degli agenti come proposto dal presidente della Figc mi sembra un'idea praticabile e auspicabile. Il mondo del calcio deve tornare a educare i giovani a quelli che sono i valori dello sport. Donnarumma fino a qualche anno fa guardava i suoi beniamini in televisione e oggi è uno di loro. Forse se avesse seguito quelli che sono gli esempi più nobili del calcio italiano, mi riferisco a campioni sportivi e umani come Buffon e Totti che pur guadagnando tantissimo hanno spesso rinunciato a cifre ancora più alte per amore della maglia indossata, tutto questo non sarebbe successo".

Il calcio e i Soldi: non solo Donnarumma...19 Giugno 18:09

Da Balotelli a Maldini, da Figo a Gigio Donnarumma: storie di giocatori simbolo diventati oggetto di insulti del tifo. L'amore e' cieco, e nel calcio acceca ancora di più. 'Dollarumma' non è solo. Di casi come quello del portiere dell'Under 21 azzurra - prima idoli o giocatori simbolo, poi 'nemici' dei loro stessi tifosi - è pieno il calcio. A volte per trasferimenti poco o niente graditi, come quello di Higuain dal Napoli alla Juventus, oppure per vicende di mercato a base di contratti proposti ma non firmati. Ma spesso l'affetto senza fine per un calciatore diventa insulto, offesa, manifestazione eclatante come quei dollari gettati in campo da qualche supporter milanista a Cracovia, per dire che il portiere si sarebbe venduto.

Il nuovo Higuain ha 18 anni e fa il portiere...15 Giugno 18:15

Il Milan lo considerava il suo Messi e voleva fare di lui il giocatore top player della sua rosa a livello di ingaggio. Ma lui, Gianluigi Donnarumma, ha sorriso, ha manifestato una generica volontà e poi si è chiuso nel silenzio. Un silenzio risrvato ai tifosi, quelli che lo avevano adottato, quelli che scattavano in piedi a San Siro con la mano sul cuore all'inizio del riscaldamento. Con il suo Mino, invece, Donnarumma non è stato in silenzio. Con lui ha deciso e a lui ha detto di comunicarlo al Milan. Una vicenda bella, pulita e spontanea è diventata cupa, aggrovigliata e triste. Peccato. Come con Higuain un anno fa a Napoli, anche a Milano sono i tifosi a sentirsi traditi. Questo è un altro di quegli episodi che allontanano dal calcio gli innamorati del calcio.

Nazionale azzurra: ma davvero torna in auge Balotelli? 1 Giugno 11:33

'Ho parlato con Balotelli, abbiamo avuto un lungo incontro. Tecnicamente non si discute, ma deve prima chiarire a se stesso che uomo vuole essere. Deve dare segnali importanti, se vuole avere chance di entrare in questo gruppo'': il ct dell'Italia, Gian Piero Ventura, con queste parole ha teso la mano a Balotelli. Nella conferenza stampa dopo l'amichevole vinta 8-0 con San Marino, rispondendo ad una domanda il commissario tecnico è tornato a parlare di SuperMario: ''gliel'ho detto anche in maniera dura e incisiva - spiega Ventura - so che ha apprezzato, anche se è un concetto che avevo già espresso. Però la porta è aperta per tutti, sarebbe un bene per il nostro calcio - ha concluso - se ritrovassimo la qualità di Balotelli".

Finale di Coppa Italia: le ragioni vincenti del turnover 18 Maggio 11:23

Analisi Facebook di Roberto Beccantini

Si discuteva del turnover di Allegri, fatale contro la Roma. Bene: contro la Lazio è stato decisivo. Otto cambi: e allora? La Coppa Italia cade come una mela matura dall’albero che, per 30’, la Juventus aveva scrollato con classe e con forza. Due a zero: Dani Alves e Bonucci. Piedi e riflessi da attaccanti, quando serve. La Lazio ha fatto quello che poteva: sfortunata in avvio (palo di Keita, k.o. di Parolo) e poi, per un tempo, alla mercé di avversari più forti.

L’hombre del partido è stato, ancora una volta, Dani Alves. Un terzino che può fare l’ala, un interno che sembra un terzino. Ha scalzato Cuadrado, fa segnare e segna. Gli indizi cominciano ad ammucchiarsi. Il decollo fu così banale che il loggione brontolò. Sembrava un Cesare qualunque, la primavera l’ha trasformato in un Bruto letale: quante pugnalate.

Tra i migliori, i portieri: sì, persino Neto (su quella zuccata di Immobile, al 57’). La stagione della Juventus finisce a Cardiff, il 3 giugno, e domenica, per lo scudetto, c’è il Crotone allo Stadium. Le risorse vanno calibrate, e Allegri, in questo, è un maestro. Il passaggio dai fuochi d’artificio del primo tempo al catenaccio mobile del secondo è stato plateale, oltre che sintesi di un eclettismo tattico che pochi sanno tradurre: e non solo in Italia. Bene Bonucci e Chiellini, prezioso Mandzukic, cruciali gli esterni (anche Alex Sandro) e Dybala, lui, sempre minaccioso tra le linee. Così così Higuain, disarmato da Strakosha, e una spanna sotto il gruppo, Rincon.

L’ingresso di Felipe Anderson sembrava poter sabotare la trama. Ci hanno pensato Neto e il muro semovente a ridurre al minimo gli spaventi. Mancavano Pjanic e Khedira. C’era tutto il resto che venne smarrito con la Roma. La voglia. La concentrazione. Un pizzico di buona sorte. Troppo, per il titic-titoc di Biglia e la gioventù eccessiva di Milinkovic-Savic (che comunque prenderei).

Va bene tutto...ci sta tutto...poi però solo Cristiano 3 Maggio 13:37

Analisi Facebook di Roberto Beccantini

Allora: cinque gol al Bayern nelle due partite dei quarti (con uno in fuorigioco, per carità, ma nessuno è perfetto); tre all’Atletico nell’andata delle semifinali. Il suo nome era, per dirla allo Giorgio Gaber, Ronaldo Cristiano, ma lo chiamavan drago. Cos’altro aggiungere? Niente, senonché la sua tripletta ha fissato il risultato del derby, spalancando la finale di Cardiff ai collezionisti di Champions.

Ridurre l’ordalia alle imprese di uno non si può, perché a Fusignano si arrabbiano, ma non si deve neppure allargarla alle trovate degli allenatori, positive o negative che fossero, perché, in questo caso, darebbero di fuori nei bar sport. Mi butto: primo tempo Real, secondo più equilibrato ma «materassai» troppo sterili e persino troppo casti. Le due finali in tre anni, al Cholo, non le cancellerà nemmeno Domineddio, ma quello schema-tortura che era diventato il suo marchio ha rivelato una palese usura.

Il calcio di Zidane non è spaziale o speciale. E’ un calcio normale, di possesso e girotondi, sospeso tra la vena di Marcelo, il righello di Kroos e la birra di Asensio, in attesa che la palla arrivi dove è più comodo che arrivi. A 32 anni, e dopo che la sua isola gli ha dedicato un aeroporto, Cristiano fa meno l’ala e più il centravanti, ruolo al quale arrivò - a Manchester, in particolare - dopo essere nato ala (allo Sporting Lisbona). Un’agenzia di maniaci è riuscita a non inserirlo fra i primi cento dribblatori d’Europa: Leo Messi, tanto per rendere l’idea, è solo sesto. Ecco: a Cristiano rodeva proprio l’esito del «Clasico», Real-Barcellona 2-3, ma soprattutto il tabellino, lui zero e quell’altro due.

Una sola palla-gol, l’Atletico, sventata da Keylor Navas. E un solo inchino, l’arbitro: il secondo giallo risparmiato a Isco. La normalità del Bernabeu. Tutto il resto, Cristiano.

Un derby perso e tante altre sconfitte nella sconfitta per la Roma 1 Maggio 11:34

di Derbyderbyderby

Aveva giocato due jolly la Roma. E gli verranno clamorosamente rinfacciati dalla Lazio e dai laziali per decenni. Quando scendi in campo con la maglia SPQR e ti accrediti come unica e vera squadra di Roma, non puoi perdere due volte, passi la partita, ma non la faccia. E la Roma ha perso anche quella, fra le scorrettezze morali del solito Strootman, i gestacci di un De Rossi che nei derby va letteralmente fuori di testa e l'isteria finale di Rudiger. E Totti? Mette il broncio e sibila polemico a fine gara, ma era stato lui a investire questo derby di chissà quale significato presentandosi come ottavo Re di Roma a fini pubblicitari a inizio settimana e finendo, anche lui come l'incauto Nainggolan, a pronosticare vittorie che poi fa sue solo la Lazio. Il derby del 3-1 consegna all'album della stagione una Lazio organizzata, quadrata, razionale, lucida e pratica, rispetto ad una Roma chiacchierona, sopra le righe, fuori controllo. A Roma è così: forse è vero come aveva detto Garcia che quando vince la Roma la chiesa torna al centro del villaggio, ma dal derby di Coppa Italia del 2013 a questo 2017 è altrettanto vero che quando è la Lazio ad imporsi ci sono sberle storiche a danno della Roma da cui i giallorossi fanno storicamente una gran fatica a riprendersi.

L'impresa all'italiana della Juventus europea 20 Aprile 13:26

Analisi Facebook di Roberto Beccantini

Un’impresa all’italiana, sì, Sarà pur vero che il Barcellona è sceso dalla vetta, ma la Juventus si è alzata al punto da toccarlo e spingerlo giù. Tre a zero allo Stadium, 0-0 al Camp Nou, dove la squadra di Luis Enrique vinceva da quindici partite.

La Juventus di Allegri è meritatamente nelle semifinali di Champions League. Non è stata bella, come nel primo tempo di Torino. E’ stata compatta, forte, lucida. Ha sofferto, perché da queste parti è impossibile non patire, non sbirciare ogni tanto l’orologio. Ha fatto catenaccio per un tempo: e il catenaccio, sia chiaro, è polmone, non polmonite. Avrebbe potuto e dovuto gestire meglio le transizioni, i passaggi cruciali, non necessariamente gli ultimi. Le occasioni più nitide sono capitate a Higuain e Cuadrado, stanchi alla meta. Omarino Dybala, lui, deve crescere in trasferta.

Allegri non è l’allenatore dei miei sogni, ma il passaggio al movimento cinque stelle dopo Firenze è stata un gran mossa, complimentissimi. Grande perché ha aggiunto qualità senza togliere quantità, anzi. L’ambiguità tattica è la forza di questo modulo, un 4-2-3-1 che in fase difensiva diventa 4-4-2 se non 4-5-1. Molti ci cascano.

All’andata il Barcellona era stato Messi. Questa volta è stato Neymar, anche se i tiri più insidiosi li ha calibrati proprio la Pulce, abbonata alle barbe ai pali. Bonucci e Chiellini, per me i migliori, hanno cancellato Suarez e chiunque suonasse il loro campanello. Il Paris Saint-Germain si sciolse subito. La Juventus, di ferro, mai. Il mio borsino era: Barça 60% Juventus 40%. Rispetto a Berlino, li consideravo entrambi meno forti, ma i catalani ancora un po’ di più.

Disarmare in due partite il primo tridente al mondo: questo ha fatto la Juventus, non so se mi spiego.

Senza Occhio di Falco, avrebbe vinto l'Inter 18 Aprile 14:51

di Emanuele Colangeli

Senza la Goal-Line Technology, vista la copertura della palla da parte di Medel e vista la posizione dell'addizionale, arbitro e colleaboratori non sarebbero stati nella condizione di assegnare il gol al Milan e a Zapata: per cui il risultato sarebbe clamorosamente rimasto di 2-1 e si sarebbe consumato il sorpasso in classifica dell'Inter ai danni del Milan. E il pensiero corre: sarebbe stato Muntari-2. Anche per questo, se proprio vogliamo essere cinici, dobbiamo fare cinque anni dopo un appunto all'attuale centrocampista del Pescara Sulley Muntari. Tutti noi abbiamo visto cosa è accaduto all'ultimo secondo del derby Pasquale valido come uno spareggio per l'Europa League in cui Zapata con una spaccata alla Baryshnikov ha letteralmente spaccato la porta difesa da Handanovic colpendo anche la traversa, rimbalzando secondo la gol line technology oltre la riga di porta. Tornando a Muntari, nel 2012 accade un episodio di gol-no gol quasi analogo con l'allora numero 14 che a detta di molti spinse per oltre un metro la sfera alle spalle di Gigi Buffon per una rete poi non data che di fatto sarebbe costata lo scudetto al Diavolo. Che cosa c'entra questa analogia? Ve lo spieghiamo subito, se infatti nell'accadimento che ha visto protagonista Zapata l'arbitro ha dovuto per forza di cose assegnare il gol vista anche la cattiveria agonistica con la quale il centralone colombiano si è avventato sull'ultima palla della Santa Pasqua di nostro signore come ha detto qualcuno in fase di telecronaca, in quello relativo a Muntari un piccolo, ma proprio minuscolo alone di dubbio può esserci perché il ghanese non ha spinto con sufficiente forza la sfera dato che come si vede dalle immagini Buffon riesce, seppur dentro come detto a prenderla, ma questo è solo un piccolo off topic. La squadra allenata da Vincenzo Montella ora sta preparandosi al rush finale per l'Europa League dove dovrà farsi trovare non pronta, di più, qualora l'Atalanta Bergamasca dovesse mai fare un passo falso che potrebbe voler dire per il Diavolo conquistare l'Europa, anche se quella di secondo piano.

Anche i tifosi avversari salutano Silvio Berlusconi 14 Aprile 08:22

Antonio Petitto (da Facebook)

Beh scrivo questa mia opinione da tifoso Juventino. La scrivo pensando anche a mio padre, che era tifoso milanista, amante del calcio alla Gianni Rivera, il calcio dai piedi prodigio del Golden Boy. Berlusconi dopo 31 anni ha lasciato la presidenza del Milan. Era il 1986 il Milan del Vi-Ro-Ha(Virdis Rossi Hateley). Stasera si è chiusa un epoca e con Berlusconi che lascia il Milan, ripenso a quei presidenti che ci hanno fatto amare il calcio nei suoi aspetti totali: Boniperti, Viola, Agnelli, Sibilia, Ferlaino, Anconetani , ecc. L'Italianità va a farsi benedire, e spiacente se sono legato a quel calcio pane e salame. Non posso credere che ormai siamo cinesi. Meno male che abbiamo Agnelli e De Laurentis, a difendere l'italianità. Certo da juventino e da rivale ringrazio Berlusconi ci ha fatto vedere bei Juve Milan, quando comprava i campioni. Il disastro del Milan è la fortuna nostra è stato l'esonero di Allegri. Mio padre disse il Milan ha fatto un errore ad esonerare Allegri. Dopo 5 anni mio padre è morto una seconda volta con il Milan ai cinesi. Ne sono convinto. Puoi avere tanti soldi come i cinesi, ma il bel gioco non lo compri con i soldi. Vedi il flop Real Madrid 2002-03. Grazie Berlusconi , da rivale mi mancherai, nel calcio dei sentimenti come rigori calciati male.

Lazio-Napoli 0-3, Non conta solo il risultato 10 Aprile 09:13

Massimiliano Allegri vive solo di obiettivi e risultati, mentre per lo spettacolo si può andare al circo. Dopo la splendida esibizione del Napoli a Roma contro la Lazio, è iniziato il dibattito. Proprio l'allenatore sconfitto, Simone Inzaghi, dimosra di pensarla diversamente dal tecnico bianconero: "Sapevamo che incontravamo una grandissima squadra, sapevamo di dover essere perfetti. Invece abbiamo commesso qualche errore, abbiamo fatto fatica a gestire la palla ed eravamo contratti. Con gli ingressi dalla panchina potevamo fare meglio, lo sapevo, però il 2-0 ci ha segato le gambe. Abbiamo avuto qualche occasione clamorosa per riaprirla, ma alla fine è andata così. Avremmo potuto far meglio, onore al Napoli che ha giocato benissimo. Buonissima Lazio nel secondo tempo. Quasi tutte le squadre sono costrette a lasciare il palleggio al Napoli, poi c’è stata l’occasione del gol in cui potevamo fare meglio. Può capitare quando giochi contro una squadra come il Napoli. Con i cambi che dovevano venire, avremmo potuto tenere aperta la partita. C’è rammarico per il raddoppio a difesa schierata, ma dobbiamo guardare avanti. Ogni tanto nel calcio bisogna solo fare i complimenti all'avversario".

Inter sconfitta, Roberto Pruzzo attacca Pioli 4 Aprile 12:32

Il noto opinionista di Radio Radio, l'ex calciatore della Roma Roberto Pruzzo, ha rilasciato alcune dichiarazioni nei confronti dei nerazzurri. All'ex bomber non è piaciuta la prestazione dell'Intero e ha deciso di dire la sua, attraverso queste parole: "Quando decidi di fare tale tipo di rincorsa, che ti portano a rincorrere il nulla, come ad esempio i sogni di Champions League, può capitare spesso di perdere in questo modo, così com'è accaduto all'Inter ieri contro la Sampdoria". E ora, secondo lui, Pioli sarebbe il primo a rischiare, dato che potrebbe essere considerato il capo espiatorio dei problemi dei nerazzurri. "Tutto verrà rimesso in discussione, a partire da Stefano Pioli", rivela a Radio Radio il noto opinionista ed ex calciatore.

Sentenza Capello: Belotti meglio di Batistuta

Andrea Belotti come Gabriel Batitusta, anzi forse meglio. Per Fabio Capello l'attaccante del Torino, che guida la classifica dei bomber in Serie A dopo il gol segnato anche in Torino-Udinese 2-2, "è uno dei più forti d'Europa. Sa muoversi, sa fare di tutto, è forte di testa - ha detto Don Fabio ai microfoni di 'Radio anch'io lo Sport'- E' come Batistuta, forse è più bravo di Batistuta che in area di rigore era un mostro". Capello elogia anche i nuovi azzurri di ventura. "In Olanda ho visto giovani molto interessanti, hanno giocato con personalità, hanno facilità di movimento. Un bel gruppo dal punto di vista tecnico e fisico". Contro la Spagna a settembre l'Italia si giocherà la qualificazione ai Mondiali del 2018: "se giochiamo con la difesa a quattro avremo qualche problema - l'avviso di Capello - ma a 5 li abbiamo sempre sempre messi in difficoltà".

Scudetto 1914-15: la Roma non vuole il 3' Scudetto laziale

da L'Ultima Ribattuta, di Guido Paglia

Sembrava non interessare a nessuno lo scudetto del 1914-15 da assegnare alla Lazio ex aequo insieme al Genoa, che fosse solo un tricolore di “cartone”, che non avrebbe dato fastidio. Anzi, un eventuale riconoscimento sarebbe stato anche oggetto di presa in giro da parte dei romanisti. Sembrava, appunto.

Perché adesso, non appena Carlo Tavecchio ha nominato una commissione di Saggi che si è espressa in modo favorevole sull’assegnazione di quel titolo e che quindi mancherebbe solamente la delibera del consiglio federale, qualcuno ha iniziato a storcere il naso. Perché, seppur “datato”, la possibilità che la Lazio possa avere 3 scudetti, da fastidio.

E allora ci ha pensato l’avvocato Mario Stagliano, di nota e dichiarata fede romanista, a spedire una lettera al Tempo in cui ha sostenuto che “la Lazio non ha diritto a quel tricolore”, esortando la Figc a non assegnarle il titolo.

Da Genova a Roma a Milano: è sempre e solo derby

Il derby. Solo il derby. Sempre il derby. Il derby può tutto. A Roma, il derby ha cambiato tutto. Prima della gara di andata di Coppa Italia, la stagione sembrava ormai definita per il calcio romano: Roma in grande spolvero dopo la vittoria di San Siro e pienamente in corsa per vincere almeno uno dei tre trofei per i quali era in corsa, Lazio alle prese con una stagione buona ma non esaltante. Le reti di Milinkovic e Immobile nel derby di andata delle Semifinali di Coppa Italia hanno sradicato i rapporti di forza. Oggi la Roma è mezza e mezza, in cerca d'identità. La Lazio lanciata verso obiettivi impensabili a inizio stagione. Nel mezzo la campagna di Sky per la remuntada della Roma contro il Lione che ha fatto imbizzarrire i tifosi laziali e insospettire tutti gli altri, visto che il potentato di Murdoch in questo momento è rinchiuso nel fortino delle "sue" squadre, Roma e Juventus.

Da Roma a Genova.

Il derby di Marassi è stato il peggiore possibile per il Genoa. Dopo aver perso 2-1 all'andata giocando comunque una grande gara, i grifoni di Juric pensavano di prendersi la rivincita al ritorno in casa, dopo il recupero di Pavoletti. Invece sia Pavoletti che Rincon non ci sono più e il Genoa, che aveva cambiato Mister proprio per evitare di arrivare al derby da pulcino bagnato, ha subìto il gol di Muriel con la Samp che ha fatto come il gatto con il topo. Derby grigio, derby anonimo, ma tanto prima o poi segno. Così è stato, così ha fatto Muriel. Il derby rilancia in chiave mercato le casse blucerchiate desiderose di fare cassa o con Muriel, o con Schick o con tutti e due, mentre il forziere vuoto e la Curva in aperta contestazione sono i lasciti dell'acuto doriano nel secondo tempo di un acre sabato di Marassi interamente dedicato al derby genovese.

Da Genova a Milano

Qui, per il momento, non si parla di gol e nemmeno di pronostici. La partita fra Inter e Milan si gioca fra un mese esatto. Qui il problema non è dei nerazzurri o dei rossoneri, ma del prodotto derby alle prese con un dilemma da derby: ma giocare alle 12.30 significa svendersi, significa snaturarsi oppure proporsi su mercati competitivi e rilanciarsi economicamente...Non sono domande da niente e su questo tema interisti e milanisti, ma anche milanesi in genere, ragionano in un'ottica condivisa prima di dividersi e beccarsi fin dal fischio d'inizio della stracittadina: sabato 15 Aprile alle 12.30...Gli schieramenti sono contrapposti: che schifo, basta con questi orari del calcio moderno da una parte; accettiamo la sfida e prendiamoci i mercati asiatici, dall'altra. Cosa ne pensiamo? Il nostro derby di Milano era il derby delle 14.30 nella seconda metà del mese di Novembre. Visto che il derbt delle 14.30 non esiste più, giocate all'ora che volete. Del resto, per andare a caccia di ricavi in Cina e Giappone, nel loro prime time serale, quello delle 12.30 italiane, è molto meglio che ci sia Inter-Milan piuttosto che tizio contro caio.

I sette gol dell'Inter: l'analisi Facebook di Roberto Beccantini

Inter batte Atalanta sette a uno. E una settimana fa, Cagliari uno Inter cinque. Complimenti. Scrivo su invito di un paio di pazienti juventini - sottolineo: juventini - rimasti estasiati, addirittura, dal profumo di primavera respirato in tv.

Un quarto d’ora di ricami «made in Bergamo», e poi solo Inter. Triplette di Mauro Icardi ed Ever Banega, l’onda tra gli scogli, suggello di Roberto Gagliardini, centrocampista che nel cuor mi sta (e non solo perché si chiama come me e «finisce» come me).

Credo che l’Inter, «questa» Inter, possa essere la quarta forza del campionato. Credo, inoltre, che il punto di svolta sia stato, più che l’esonero di Frank de Boer, l’avvento «fisico» di Suning. Non più lontano dal cuore e dagli occhi, ma lì, in trincea. De Boer aveva commesso i classici errori di arroganza che un unto del Calcio totale commette all’estero, ma i cinesi l’avevano lasciato solo, e tra la biografia di Icardi e le bizze di Marcelo Brozovic aveva dovuto far fronte a un vuoto societario non proprio marginale.

Quando si cambia allenatore, gli alibi dei giocatori precipitano a zero. Serviva un normalizzatore, non un imbonitore. Pioli, appunto. Il suo è un calcio verticale e leggero, con le ali sempre al centro del villaggio. In generale, la rosa è di qualità e un mercato intelligente potrebbe renderla ancora più competitiva.

L’Inter non ha più coppe, una ferita che la spinge ad azzannare gli avanzi. Un’Atalanta così alle corde l’avevo vista solo allo Stadium, contro la Juventus. La stagione di Gian Piero Gasperini rimane magica, al di là della lezione odierna.

In fin dei conti, il calcio altro non è che questo aforisma di Johann Wolfgang Goethe: «Gli scrittori più originali dei nostri giorni non sono quelli che portano qualcosa di nuovo, ma quelli che sanno dire cose risapute come se non fossero mai state dette». Ci è riuscito Gasperini, ci sta provando Pioli.

Barça-Psg: l'analisi Facebook di Roberto Beccantini

Quando la storia si abbatte su di noi, minuscoli testimoni, con la forza iconoclasta di una rimonta che mai si era vista, almeno su questo pianeta, non resta che prenderne atto e alzarsi in piedi. Barcellona sei, Paris Saint-Germain uno. Rovesciato e polverizzato lo zero a quattro dell’andata, sul quale era stata posta la lapide della fine di un ciclo o, più semplicemente, di una fine.

Che poi il destino si sia servito, non già di omeriche giocate, ma di un autogollonzo e di un paio di tiepidi rigorini, è un discorso che non intacca la mostruosità dell’impresa. Piano piano, i principi del Parco sono diventati le maschere del Camp Nou, comiche in difesa, pallide in mezzo (Verratti, Rabiot) e con un Cavani troppo solo e comunque - lui, sì - autore in cerca di qualcosa, di qualcuno, non come gli altri, tutti a caccia di un segno, prigionieri di un sogno che li aveva ingessati.

Non ho visto il miglior Messi. Ho visto il miglior Neymar. Ho visto il collo livido del Paris, rovesciato su se stesso, e il cappio che Iniesta, Busquets e Rakitic gli avevano teso, senza soffocarlo. Poi, dall’88’ al 95’, l’inizio della fine del mondo: punizione di Neymar, penalty di Neymar, rasoiata di Sergi Roberto, all’ultimo giro dell’ultima roulette.

Unai Emery dovrà spiegarci l’esclusione di Di Maria. E Di Maria, lo sgorbio balistico sul 3-1. Di Luis Enrique, in compenso, ricordo il suo outing: a fine stagione lascio. In Italia ci saremmo masturbati mentalmente (non poteva aspettare, e adesso come reagirà la squadra?). Ma va a ciapà i ratt, dicono a Milano.

«Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo», scrisse Pier Paolo Pasolini detto «Stukas» per come «bombardava» di finte i terzini. «Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro». E non era a Barcellona.

Quel grido al gol di Immobile: c'è dentro tutta l'emozione di un derby

L'audio internazione è tutto ciò che il telespettatore percepisce come contorno alla voce del telecronista e che il telecronista stesso ha nelel proprie cuffie. Nello stesso momento in cui Immobile tocca la palla del 2-0 nella Semifinale di andata del derby di Roma in Coppa Italia, sull'adio internazionale si sente un grido strozzato di donna. Di ragazza, probabilmente. Un grido di emozione acuta, qualcosa di paragonabile ad una speranza nella quale non si osava sperare, qualcosa che mozza il fiato e che rende liberi di gioire. Senza freni e senza mediazioni. Un derby può essere oppressivo o liberatorio. Genera solo emozioni estreme. O profonda cupezza oppure una insospettabile gioia. E' stato così anche per il derby che Nainggolan era sicuro di vincere. Un altro classico del derby. Il pronostico tronfio che viene ridimensionato del campo. il derby come istituzione è geloso dei propri verdetti e dei propri risultati: nessuno può sentirsi sicuro di vincere. E' una sorta di oltraggio, di lesa maestà. Il derby di Roma del 1' Marzo, con il bandierone biancoceleste del 26 Maggio che ha sventolato per tutta la partita, ha ricordato molto il palio di Siena. Immobile e compagni alla fine della partita sotto la Curva, con l'aquila in mano. L'abbiamo vinto insieme, adesso godiamocelo. Il derby è un fatto di popolo e Lazio-Roma 2-0 lo ha confermato.

Episodi Sassuolo: l'analisi Facebook di Roberto Beccantini

In questi casi, non si imbavaglia mai nessuno. Non c’è di mezzo «quella là», e allora il tifone sembra una brezza, la polmonite uno starnuto, la trave una pagliuzza e così via. Penso alle due sfide di campionato tra Milan e Sassuolo. Andata a San Siro: Milan-Sassuolo 4-3, rigore negato al Sassuolo, rigore regalato (e trasformato da Niang) al Milan. Ritorno al Mapei Stadium: Sassuolo-Milan 0-1, rigore di Bacca «a due tocchi» (e, dunque, irregolare), rigori negati a Berardi e Politano.

Per carità: al Meazza, la squadra di Di Francesco era andata comunque sul 3-1 e ieri si è mangiata un penalty, sullo 0-0, con Berardi. Insomma: non hanno sbagliato soltanto Guida e Calvarese. Hanno sbagliato «soprattutto» Guida e Calvarese. E il loro strascico di giudici di porta, di assistenti, di sesti uomini.

Ben venga la Var. Sta per Video assistant referees. Traduzione: moviola in campo. Avrebbe contribuito, quanto meno, a smascherare il tocco in più di Bacca. Stupisce, in compenso, il «prima» e il «dopo» di Vincenzo Montella-Nutella. Il prima: «Siamo in credito con gli arbitri». Il dopo: «Quanto nervosismo in campo, quanta polvere da sparo attorno a certi episodi».

La sudditanza psicologica è sempre esistita, e sempre esisterà. Il termine risale al 1967, e vide la luce nella «clinica» di una tormentatissima Venezia-Inter 2-3. Le «scorte», dacché calcio è calcio, sono attratte dalle Grandi, e quando succede il contrario, perché ogni tanto succede, si brindi tutti insieme. Offro io.

Rimane, nell’arco di due partite, una pila di fischi o non fischi a senso unico. Il Sassuolo di Squinzi gode di ottima salute finanziaria, tanto da passare per la più ricca delle provinciali, ma non vanta un bacino d’utenza capace di organizzare girotondi o promuovere interrogazioni parlamentari.

Si deve accontentare di queste righe. Non conta proprio un tubo.

Adesso è ufficialmente derby di Roma anche per lo Stadio

Attraverso il proprio sito ufficiale, la Lazio ha voluto rispondere con un comunicato all'accordo trovato tra Roma e Comune per la realizzazione di un impianto sportivo privato: "A seguito delle dichiarazioni del sindaco Virginia Raggi e del rappresentante della AS Roma, la S.S. Lazio, prende atto con piacere, che sono state superate tutte le remore legate ai vincoli delle sovrintendenze e ai vincoli idrogeologici per la realizzazione dello Stadio della Roma. La S.S. Lazio e i suoi innumerevoli tifosi sono fiduciosi e certi che l'intera amministrazione comunale di Roma non creerà discriminazioni tra i cittadini romani in base alla fede calcistica e che il sindaco di Roma Virginia Raggi e la sua giunta sicuramente consentiranno di costruire anche per gli appassionati sostenitori dei colori biancocelesti, il proprio stadio, secondo i propri criteri di localizzazione, di efficienza e di qualità dell'impianto, senza ricorrere allo stratagemma dello Stadio Flaminio che non ha alcun requisito e condizione oggettiva per essere lo stadio della Lazio. Solo tale iniziativa - la creazione dello stadio della Prima Squadra della Capitale, la Lazio - assevererà la volontà da parte delle istituzioni capitoline di intraprendere un percorso di innovazione in linea con i tempi, che proietti finalmente la nostra città, anche nel settore delle infrastrutture calcistiche, nella dimensione internazionale, così come sottolineato e richiesto dal Presidente UEFA, non più tardi di pochi giorni fa".

Haller e Vieri prima di Bonucci: l'analisi Facebook di Roberto Beccantini

Mi chiede, la gentile Michela, cosa pensi del caso Bonucci. Penso questo. Ogni tanto, anche la Juventus scivola sulla cera della spettacolarizzazione più infantile. Ricordo la fuga di Antonio Conte dopo un giorno di ritiro pre-campionato, nell’estate del 2014. Ripeto: dopo un giorno di ritiro. Come se a decidere fosse stato un attimo e non, viceversa, una somma di attimi. Come se i servizi segreti della società avessero dormito.

Non discuto la tribuna di Leonardo Bonucci. Discuto che sia stato l’allenatore a comunicarlo. Massimiliano Allegri, e non un dirigente. E discuto, inoltre, il momento. L’alterco risaliva a venerdì sera, perché annunciare la sanzione martedì pomeriggio, vigilia della delicata partita di Champions con il Porto?

Il messaggio è forte verso lo spogliatoio, non altrettanto verso l’avversario. Poi, come sempre, sarà il campo a orientare il verdetto popolare. In caso di risultato positivo: che polso, la Juventus. In caso di risultato negativo: che pirla, la Juventus.

Ai tempi di Giampiero Boniperti, una scappatella notturna a Wolverhampton costò il derby a Helmut Haller. Sostituito al termine del primo tempo dopo aver sostituito Alen Boksic, Christian Vieri venne alle mani con Marcello Lippi. Fidatevi: «alle mani», nel senso letterale del termine.

Le idi di marzo incombono, lo strano caso del dottor Allegri e mister Hyde-Bonucci sembra fatto apposta per alimentare le voci di mercato. «Se son vaffa, fioriranno» avevo scritto. Sono fioriti. E’ singolare che il detonatore sia stato fornito da un banalissimo scorcio di una banalissia Juventus-Palermo. In altri tempi, la Juventus sarebbe atterrata in Portogallo a cose fatte, e non a cose ancora da fare.

Piaccia o non piaccia, come diceva un tizio che fa rima con Bonucci.

Sconcerti e Juve-Inter: la sudditanza c'è ma verso i tifosi interisti...

Clamorosa presa di posizione da parte di Mario Sconcerti, direttamente negli studi della Domenica Sportiva. Il giornalista toscano ha si è chiamato fuori dal coro, a margine dell’intervento del presidente dell’AIA Marcello Nicchi, presente in studio per commentare le polemiche successive all’ormai discussa gara tra Juventus e Inter di domenica scorsa. “Non capisco di cosa stiamo parlando – ha tuonato Sconcerti – A distanza d’una settimana abbiamo chiamato Nicchi qui in studio per discutere d’una partita regolare, nella quale forse c’era un mezzo rigore in favore dell’Inter. Ne stiamo parlando da quaranta minuti quando ogni domenica succedono cose ben peggiori e nessuno ne parla. Di cosa si deve difendere Nicchi? Non capisco. Fosse stata una gara tra piccole non ne avremmo parlato, quindi anche da parte dei media c’è una sudditanza”. Alle giustificazioni del conduttore Alessandro Antinelli (“Ne parliamo perché tutti ne hanno parlato in settimana”), Sconcerti ha controreplicato: “Ma chi ne ha parlato? Solo gli interisti. La verità è che c’è una sudditanza massmediologica nei loro confronti”.

Mister Li e il Milan: dal blog Calcinfaccia di Giovanni Capuano

E' possibile che la notte magica di Bologna non porti il Milan in Europa. Che Pasalic e Deulofeu tra qualche mese tornino da dove sono venuti. O che il cuore del Diavolo sia stato ingigantito dai limiti del Bologna. E' possibile tutto questo, ma l'impresa del Dall'Ara conserverà sempre un posto nel cuore dei tifosi del Milan perché rappresenta l'essenza stessa dello sport.

Ci voleva dopo i veleni di Juventus-Inter. Come ogni impresa ha bisogno di narrazione e anedottica, non necessariamente ancorate alla realtà. Il senso dell'ingiustizia - a tratti presunto -, l'apostata da sconfiggere (Donadoni), l'immagine del mito, ovvero Poli che non molla nemmeno dopo essere rimasto azzoppato.

E' lecito sperare che ad Hong Kong abbiano vissuto con travaglio la notte di ieri? Caro mister Li, ha capito cos'è il Milan? E più in generale cosa significa il calcio? A Bologna non c'era nessun trofeo da alzare, nulla di paragonabile con gli ultimi trent'anni di storia rossonera. Eppure resistenza e orgoglio sono stati una forma di rispetto estremo alla maglia. Lo stesso che dovrà portare chi, maneggiando conti e progettando business, si prenderà carico di traghettare il Milan nel futuro.

E' paradossale, ma meno conta per il risultato finale più il segnale è importante. Il popolo rossonero chiede solo questo: onestà, coraggio e un progetto per sognare. Anche se può sembrare irrealizzabile come vincere giocando due in meno per mezza partita.

Pioli oscura la prestazione della sua squadra a Torino

da www.lucamarelli.it

.La prestazione di Rizzoli, sotto il piano puramente tecnico, non mi è dispiaciuta. Anzi, se proprio devo dirla tutta, mi ha convinto molto più il Rizzoli dello Stadium rispetto a quello osservato negli ultimi due anni e mezzo in Italia.

 

Naturalmente la discussione non è sulla prestazione complessiva ma, come sempre, sui singoli episodi. Sgombero subito il campo da inutili chiacchiere: sul piano disciplinare Rizzoli è stato quasi impeccabile, espulsione di Perisic compresa. Mi tengo un piccolo dubbio sul comportamento di Icardi (non punito con l’espulsione dato che non c’è stata esibizione del cartellino rosso, cartellino che avrebbe dovuto estrarre in caso di sanzione, trovandosi ancora nel recinto di gioco) ma, trattandosi di un finale convulso, è più che comprensibile che il gesto sia sfuggito.

Gli episodi che prenderò in esame sono solo due e precisamente i rigori chiesti per gli interventi su Icardi e D’Ambrosio.

 

Per mia scelta parto dal secondo, il contatto tra Mandzukic ed Icardi in prossimità della linea di fondo. Episodio di difficoltà estrema sia per dinamica che per posizione del contatto. Sulla dinamica tornerò tra poco, sulla posizione è necessario (a scopo puramente didattico) evidenziare un particolare che sfugge ai più, in particolare a chi non è mai stato in campo con la divisa arbitrale. Il contatto avviene in una zona che non può essere nel pieno controllo di Rizzoli, vale a dire dalla parte opposta rispetto a quella che viene occupata dall’arbitro in un corretto spostamento secondo il vetusto (ma sempre attuale) concetto di diagonale. Episodio, al contrario, sotto il pieno controllo del secondo addizionale Mazzoleni che, nel caso, ha la posizione perfetta per poter valutare. Per giudicare con massima obiettività un episodio di questo genere, non dobbiamo mai dimenticare che il calcio è e rimane un gioco di contatto. Ovviamente ciò non significa che possano essere concesse azioni fallose nei confronti degli avversari, altrimenti non esisterebbe la regola 12 (falli e scorrettezze) così come non si discuterebbe di ammonizioni, espulsioni, rigori. Il calcio viene definito come sport di contatto perchè i calciatori non hanno l’obbligo di evitare di toccarsi ma possono, nella dinamica dell’azione, urtarsi o contrastarsi senza che ciò rappresenti un’azione forzatamente irregolare.

Nel caso specifico il contrasto tra Mandzukic ed Icardi è certamente a rischio rigore perchè il giocatore della Juventus si assume il rischio che, non toccando il pallone, avrebbe atterrato l’attaccante dell’Inter imponendo la sanzione tecnica del calcio di rigore. Per fortuna (o bravura, scegliete voi) sua e della sua squadra Mandzukic colpisce il pallone e, solo successivamente, viene a contatto con Icardi.

 

E’ indubbio che l’azione possa lasciare dubbi, soprattutto per le conseguenze visive che portano ad una caduta plateale di Icardi. Il quale, però, chiede subito e con chiari gesti la concessione del calcio d’angolo, non del rigore. Il motivo è semplice: nessuno, più di un attaccante, è consapevole che i contrasti sul pallone sono spesso seguiti od accompagnati da un contatto tra corpi, a maggior ragione se l’azione non è statica ma dinamica come in questo caso. Mandzukic, dopo aver colpito il pallone, entra in contatto con Icardi e tale contatto è assolutamente inevitabile dato che ancora non è stato inventato il teletrasporto.

In questo caso, pertanto, concordo con la decisione di valutare regolare il contrasto e con l’assegnazione del calcio d’angolo. Più difficile concordare con la scelta di Rizzoli di sorvolare sulla trattenuta ad inizio gara che ha visto come protagonisti Lichtsteiner e D’Ambrosio.

In questo caso non riesco a trovare alcuna spiegazione per la mancata concessione del calcio di rigore e per due motivi sostanziali:

– la trattenuta è evidente, prolungata e sicuramente dannosa per l’equilibrio di D’Ambrosio;

– l’episodio avviene nella zona di campo direttamente controllata dall’arbitro che vede la trattenuta ma decide di sorvolare. A nulla vale l’eccezione che il giocatore non protesti: se dovesse mai passare un concetto del genere, allora dovremmo giustificare qualsiasi tipo di rimostranza in campo e fuori.

In tutta franchezza ed in presa diretta, ero talmente sicuro dell’irregolarità da attendermi la solita, elegante segnalazione di Rizzoli col braccio destro teso ad indicare il dischetto del rigore. Non mi è piaciuta la reazione dei calciatori dell’Inter ma, soprattutto, mi ha amareggiato il comportamento di un autentico signore quale è Pioli. Per quale motivo? Perchè l’Inter mi è piaciuta enormemente, per qualità di gioco, compattezza, personalità. Sia la protesta in campo che le dichiarazioni post-gara hanno parzialmente oscurato l’eccellente prestazione della sua squadra. Il cui merito, a mio parere, è proprio di Pioli…

Allegri potrebbe liberarsi: altri tecnici "sono" liberi

di Enrico Vitolo

Sono tanti, forse troppi. Tutti con un telefono in mano in attesa di una chiamata che, in molti casi, non arriva ormai da svariato tempo. Mentre Massimiliano Allegri punta dritto al terzo Scudetto consecutivo, Antonio Conte diventa sempre più la vera star della Premier League e Pep Guardiola deve fare i conti con i primi veri problemi da quando ha intrapreso la carriera da allenatore, c’è invece una lista infinita di tecnici che aspetta con ansia di avere la propria occasione. Magari quella giusta, come nel caso di Cesare Prandelli che dopo aver vissuto momenti particolari tra Galatasaray e Valencia è ritornato a sedersi comodamente sul divano di casapropia aspettando una nuova occasione. Quella che possa rilanciarlo dopo qualche anno condito da troppi problemi. Ha preferito non averne, invece, Roberto Mancini, un addio frettoloso dall’Inter ed una nuova vita da “single”. La stessa che di fatto sta vivendo già da qualche tempo Alberto Zaccheroni, salutato il Giappone per l’ex Milan, Inter e Juventus si sono aperte soltanto le porte della Rai dove da qualche tempo commenta le partite della Nazionale e della Coppa Italia. Sperano in buone nuove, tra gli altri, anche Delio Rossi, Stramaccioni, che ha terminato da poco l’esperienza con il Panathinaikos, Reja, Mandorlini, De Caio, Mangia, Colomba, Zeman ed un lungo elenco di ex Palermo: da Iachini a Ballardini, da De Zerbi a Corini.

Se in Italia la fila sembra essere infinita, le cose non appaiono così differenti all’estero. Mentre qualcuno ha colto al volo l’opportunità di andare in Cina, altri aspettano solo di poter dire “si” ad una nuova proposta di lavoro. In Inghilterra, al di là di Hodgson che deve fare ancora i conti con il fallimento avuto alla guida della Nazionale, ci sono altri allenatori di un certo nome che sono a spasso. Tra questi anche Ryan Giggs che, dopo essere stato allontanato dal “suo” Manchester, aspetta la prima opportunità da capoallenatore. Senza squadra sono anche Alan Pardew ex Crystal Palace e Steve Bruce ex Hull City. Capitolo Spagna. Dove c’è un nome su tutti: l’asturiano Marcelino che solo qualche mese fa fu davvero vicino alla firma con l’Inter. Dietro di lui gente del calibro diBielsa, JuandeRamos, dimessosi di recente dal Malaga, e Schuster. Come loro vivono lo stesso presente anche De Boer, Rui Barros, Dellas, ex difensore della Roma, Domenech, in passato ct della Francia, e Laurent Blanc che dopo la parentesi PSG aspetta una nuova telefonata per rimettersi nuovamente in discussione.

Cassano all'Entella come Baggio al Brescia?

di Emanuele Colangeli

E' arrivata la giornata della risoluzione consensuale del contratto tra Cassano e la Sampdoria. Sembra finita con il calcio per quanto riguarda il barese ma sotto traccia, l'Entella sta lavorando per prendere l'ex Real Madrid. Chiavari potrebbe essere la piazza per Fantantonio per ripartire e riaccendere una passione per il calcio che sembra essersi definitivamente sopita. Strana coincidenza c'è con Roberto Baggio: il Divin Codino dopo il suo addio all'Inter nel 2000 stava per abbandonare definitivamente il grande calcio, ma il pressing a tutto campo di Carlo Mazzone fece approdare Roby al Brescia dove sprigionò lampi di genialità assoluta uno su tutti il famoso movimento a smarcare Van Der Sar dopo un lancio da casa sua di Andrea Pirlo. Insomma L'Entella per El pibe de Bari può essere una grande occasione per dimostrare a chi lo vuole sul viale del tramonto che si sbaglia e siamo sicuri che il miglior Cassano potrebbe far ricredere molti scettici.

SOS Serie A

di Carmelo Catania

Al 22 di Gennaio, con il girone di ritorno appena iniziato, più della metà delle squadre impegnate nel campionato di Serie A, rischiano di non avere già più obiettivi.

La lotta per la salvezza, da sempre avvincente in Italia, quest’anno di fatto non esiste. La vittoria odierna dell’Empoli, ha ulteriormente allungato il gap con le ultime tre della classe che in 3 hanno appena raccolto 5 vittorie, di cui una a tavolino. Sono adesso 11 i punti di distanza tra la quartultima e la terzultima. Divario, guardando anche i numeri, praticamente incolmabile.

Con la lotta salvezza già chiusa, sono tante le squadre che possono definirsi “tranquille”. Dal Bologna, passando per il Cagliari, l’Udinese, il Chievo fino alle due genovesi.

Il dato è preoccupante. Da qui al termine del campionato, molte gare potrebbero essere condizionate da questa eccessiva “tranquillità”.

Il dibattito sul portare, o meno, le squadre da 20 a 18 è più che mai attuale, ma dai vertici della Figc e della Lega, sembrano (per ora) non sentire. Per il presidente Tavecchio “è utopia” pensare ad una A a 18 squadre.

Discorso chiuso quindi? Qualcuno forse dovrebbe rifletterci su. Squalifiche Allenatori: l'analisi Facebook di Luca Marelli 17 Gennaio 17:26

Due turni a Gasperini, uno ad Oddo. Nessuna sanzione ad Allegri, come temevo e come avevo annunciato.

No, questa volta non ci facciamo una gran figura. Speravo che avesse sentito qualcosa un commissario di campo od un ispettore dell'ufficio indagini. Niente, purtroppo. E, soprattutto, l'unico che doveva sentire ed HA sentito quegli insulti (sia durante la gara che subito dopo), non ha scritto nulla né provveduto a chiedere l'allontanamento durante la gara.

Mi spiace ma non ci siamo proprio.

E, in ogni caso, c'è decisamente qualcosa che non va se Gasperini prende SOLO due giornate dopo la sceneggiata di domenica. Ripeto: SOLO due giornate.

Certo, due giornate sembrano un'enormità di fronte al nulla per Allegri ma, a livello assoluto, rimangono una punizione troppo, troppo, troppo lieve a fronte dei pesantissimi insulti rivolti agli arbitri a Roma.

Paolo Di Canio di nuovo a Sky: non è e non può essere solo calcio 16 Gennaio 15:41

Paolo Di Canio al fianco di Gianluca Vialli su Sky. Tutto a posto, tutto rientrato dopo la sospensione. Fino ad un certo punto. Il sito Primato Nazionale non è d'accordo: "Paolo Di Canio che torna a commentare la Premier League su Sky è una buona notizia, per gli amanti del calcio inglese. Un triste segnale, però, per tutti gli amanti della libertà di pensiero, a prescindere dalle fedi calcistiche (del resto anche esponenti illustri del tifo laziale non sono stati teneri con il loro ex idolo, a dimostrazione che non si tratta di una bega legata al tifo). Dopo quattro mesi, quindi, via la sospensione causata dai suoi tatuaggi fascisti, scoperti con qualche anno di ritardo da qualche solerte (e influente) spettatore di Sky, che deve aver fatto pressione sull’emittente. Un vero e proprio atto di prepotenza, come del resto ce ne sono quotidianamente in Italia contro chiunque si discosti dal pensiero unico. Il più delle volte pagano emeriti sconosciuti, colpevoli solo di essere incappati nella cosiddetta censura democratica".

Baggio e Del Piero: perchè Fiore-Juve è davvero come un derby 13 Gennaio 13:34

Fiorentina-Juventus è l'apice di una rivalità che dalle parti di Firenze travalica i confini dell'odio, si raggiunse quasi 35 anni. Per i tifosi fiorentini più maturi è una ferita ancora aperta. La Fiorentina della stagione 1981/82 è tra le più forti di sempre. A rafforzare una rosa di altissimo livello che poteva contare sull'argentino Daniel Bertoni e sul capitano Giancarlo Antognoni, erano arrivati uomini di grande esperienza come Cuccureddu, Pecci e Ciccio Graziani. La Juventus campione in carica era quella di Zoff, Gentile, Cabrini, Tardelli, Bettega e Scirea, colonne della Nazionale, dell'irlandese Liam Brady e di un giovane Virdis. Nel primo scorcio di campionato una talentuosa Roma cercò di fare da terzo incomodo. Battendo proprio la Juve a Torino con un gol di Falcao ed approfittando delle successive sconfitte dei bianconeri in casa del Genoa e della Fiorentina a Cesena, i giallorossi si trovarono in vetta dopo otto giornate. Ma i capitolini lasciarono presto la lotta per il vertice. Lo scudetto divenne un affare tra toscani e bianconeri anche se entrambe furono costrette a gravi defezioni: i torinesi persero Roberto Bettega che si lesionò il ginocchio durante il match di Coppa dei Campioni contro l'Anderlecht e terminò anzitempo la stagione. La Fiorentina dovette fare a meno di Antognoni: gravissimo il suo infortunio dopo lo scontro con Silvano Martina, portiere del Genoa, a seguito dei quale subì due fratture craniche e rischiò addirittura la vita.

Nel girone di ritorno la Juventus ebbe una veemente impennata ed il 14 marzo 1982, dopo una straordinaria serie di successi in cui spiccano il 4-2 nel derby con il Torino dopo essere stati sotto di due gol e lo schiacciante 3-0 all'Olimpico contro la Roma, ottennero la testa della classifica. Gli uomini di Giancarlo De Sisti, rincuorati dal rientro in squadra di Antognoni, non mollarono la presa e, dopo il secondo confronto diretto terminato ancora 0-0, festeggiarono l'aggancio il 18 aprile battendo di misura il Bologna mentre la Juve venne fermata in casa dall'Ascoli (1-1). A quel punto, le due formazioni si presentarono appaiate a quota 44 punti all'ultima giornata. Entrambe sarebbero state impegnate in trasferta: la Fiorentina fu bloccata sullo 0-0 dal Cagliari, contestando la direzione di gara di Maurizio Mattei che annullò un gol a Graziani. In quel di Catanzaro, invece, la Juventus vinse di misura grazie ad un rigore trasformato da Brady ad un quarto d'ora dal termine. Tutto l'ambiente gigliato si senti defraudato da quelle decisioni arbitrali che ancora oggi fanno discutere. Ad onor del vero il rigore di Brady c'era tutto ma nel primo tempo l'arbitro Pieri ne aveva negato uno altrettanto netto al Catanzaro. In ogni caso, Scudetto alla Juve e fuoco alle polveri della rivalità.

Solo un grande derby poteva fermare la marcia di Antonio Conte 5 Gennaio 12:07

Sempre il Tottenham, ancora il Tottenham. L'anno scorso è stata quella degli Spurs l'opposizione più convinta alla favole del Leicester di Claudio Ranieri. Quest'anno, nell'anno nuovo, ieri, è stato ancora e sempre il Tottenham ad impedire ad Antonio Conte di abbracciare un grande record. Il tecnico italiano aveva fiutato l'aria e aveva percepito che l'ansia del record stava sottraendo energie piscologiche alla squadra. Bisogna rimanere concentrati sulla singola partita, non sulla striscia, aveva detto nel pre-gara. La vita continua per il Chelsea. Sul suo campo, il Tottenham è imbattuto e non concede nulla a nessuno. Non si tratta di una sconfitta clamorosa e sorprendente. Il capolavoro di Conte è destinato a proseguire, con questi Blues, più o meno simili nella struttura dei titolari a quelli dell'anno scorso, che non sono più i brutti anatroccoli del decimo posto ma i cigni che hanno seminato in classifica fino ad oggi fior di avversari. Poteva solo essere un derby ad arrestare la marcia del Chelsea di Conte. Il derby con la sua energia, con la sua psicologia irraggiungibile. Era un drby scomodo per il Tottenham: lasciare il record delle 14 vittorie agli odiati dell'Arsenal o sbarrare la strada ai "fighetti" di Chelsea. Ha scelto la via più breve Pochettino, vincere senza troppi retropensieri. Bella anche la storia di Dele Alli, il 20enne nigeriano che ha scelto la Nazionale inglese. Due colpi di testa, soprattutto il primo, da manuale. A proposito di cigni...Il Tottenham si rilancia, il Chelsea si lecca le ferite. E' il derby, bellezza. Anche a Londra. Soprattutto a Londra.

Non benissimo la Juventus che riperde ancora Witsel...31 Dicembre 15:31

La Juventus aveva perso già due anni fa contro il Napoli a Doha, ma ha continuato a vincere. E sarà così, resterà nel pieno del suo ciclo, anche dopo la sconfitta subita ai rigori dal Milan. Non è questo in discussione. Ma come accade anche agli uomini-mercato di Milan e Inter, i tifosi iniziano a mugugnare su Marotta. L'oggetto del contendere è il famoso, anzi famosissimo, centrocampista di qualità. Con Axel Witsel che prende la via della Cina invece di tornare a Torino dopo la beffa di fine agosto ispirata da quel furbacchione di Mircea Lucescu, sono tre le sessioni di calciomercato in cui sul tema l'ad bianconero non brilla. Una estate fa sembrava dovesse arrivare Draxler piuttosto che Oscar, quando poi alla resa dei conti la Juventus dovette strapagare un Hernanes che certo non incantava i propri tifosi. La scorsa estate, sappiamo tutti com'è andata a finire con il belga. Che Allegri contava di avere a disposizione adesso, a Gennaio. Invece niente da fare: Cina. Con lo stesso Nzonzi che sembrava vicinissimo alla Juventus e che invece è diventato oggetto del contendere di altri Club. E con il giovane Gagliardini entrato nell'orbita concorrenziale dell'Inter. Insomma, tornare all'età dell'oro dei Pirlo, dei Pogba e dei Vidal non è cosa che succede dalla sera alla mattina, però un Club in grande salute sportiva ed economica come la Juve non può faticare così tanto per arrivare ad un centrocampista di qualità per far muovere al meglio il meccanismo che deve servire le bocche da fuoco che in attacco sono tante e di qualità. Un vero peccato.

Dialogo fra un tifoso interista e uno milanista fra Natale e Capodanno 28 Dicembre 11:41

Parte il milanista: "Ciao Zero titoli, come va?".

Di rimando l'interista: "Zero titoli a me? Ma se stai festeggiando una coppetta come se fosse una Champions, ti è andata bene solo ai rigori. In Campionato, partita dopo partita, stiamo crescendo noi e la squadra del 2017 saremo noi, molto di più del tuo episodio di Doha".

M: "Intanto avremmo potuto vincere prima dei rigori, e poi la Supercoppa è un titolo. Le frasi sui titoli le avete coniate voi e adesso ve le beccate. Noi avevamo giocato bene anche contro Roma e Atalanta, ma non eravamo stati fortunati. Contro la Juventus ci siamo ripresi tutto".

I: "Parla parla, tanto qualche partita fa avevate 11 punti di vantaggio su di noi e adesso sono solo 3, perchè bisogna vedere poi cosa fate davvero nel recupero di Bologna..."

M: "Se Genoa e Lazio si sono dimenticate di fare gol nel primo tempo, non è colpa nostra. Non siete una squadra e vivete degli spunti dei singoli, giocate bene solo quando c'è il padrone in tribuna. State organizzando il ponte aereo fra Nanchino e Udine? Fatelo, perchè altrimenti..."

I: "Noi il padrone ce l'abbiamo e con lui una proprietà forte, proprio quella che voi non riuscite ad avere. Al posto vostro, avrei rinunciato alla festa di Doha e avrei fatto a cambio con una proprietà come la nostra che vuol dire progetto, grande mercato, futuro..."

M: "Tra la Supercoppa contro la Juventus e Gabigol e Kia, avremmo dovuto scegliere i secondi...? Ma mai nella vita. Mi tengo il mio Milan, ben allenato, ottima squadra, giovane, italiano e che profuma di futuro".

I: "Contenti voi, contenti tutti. Noi intanto ci prepariamo a superarvi..."

A lezione di Inter-Lazio: spiega Pioli, ascolta Mancini 22 Dicembre 08:55

Stefano Pioli ha vinto due volte Inter-Lazio. Un anno fa alla guida della Lazio, spaccando l'Inter che per due mesi non ci ha capito più nulla fra tensioni in società e nervosismi di Mancini. Ieri, un anno dopo, ridimensionando la sua ex Lazio e ritrovando la sua nuova Inter. Mai così convincente come ieri sera a San Siro, la squadra nerazzurra. Cattiva, determinata, sempre a caccia dell'obiettivo anche nelle azioni in cui la Lazio costruiva un calcio bello ma senz'anima. E l'anima, nel calcio, è la fame che ti porta a far male. Altrimenti è solo calligrafia. L'Inter invece consegna al proprio pubblico e al 2017 il tema perfetto. Stefano Pioli ha dato quadratura, senso ed equilibrio. I regali della Lazio li ha capitalizzati, non li ha lasciati lettera morta. Sentiva l'odore del sangue l'Inter nella sua ultima del 2016 a San Siro, mentre la Lazio è scesa in campo con lo specchio in mano e con un certo Keita in panchina, errore che Simone Inzaghi aveva già commesso sempre a San Siro contro il Milan...

Ma che cos'è Dries Mertens oggi...18 Dicembre 16:46

Non è per i quattro gol di oggi. Contro il Torino, Dries Mertens ha raccolto quanto già aveva seminato. Non è un fiorellino invernale di oggi, il belga. E' una quercia con radici nei gol, nei dribblineg, nelle giocate. Continua a vincere le partite da solo Mertens, favorito in questo da una squadra assolutamente evoluta a livelllo di gioco. Ma le cime tecniche che sta raggiungendo Mertens, soroprendono. Siamo di fronte ad un ragazzo arrivato a Napoli da Eindhoven, a 26 anni. Uno con queste giocate, come mai non è esploso prima? Il suo quarto gol di oggi contro il Torino, il quinto della squadra, che fa giustamente dire "mamma mia" a Chiriches, è da Cristiano Ronaldo in miniatura. Anche a Napoli per lui la vita non è stata facile, riserva di Callejon-Higuain-Insigne. Ma adesso il Campionato italiano ha trovato un grandissimo, il nostro è anche il Campionato di Dries Mertens.

Ci pensa il New York Times ad incoronare Totti 16 Dicembre 17:47

Non sappiamo quanto siano d'accordo i tifosi juventini che gli considerano superiore Del Piero, ma a poche ore dall'inizio di Juventus-Roma, il New York Times ha voluto lodare Francesco Totti, numero 10 della Roma, definendolo 'the Core of Roma'. Il celebre tabloid ha voluto pubblicare l'articolo per spiegare agli americani cosa rappresenta Totti per Roma e i romani. 'Core' è la parola usata spesso dal New York Time nell'articolo perché Totti non appare solo sui muri della Capitale ma è nel cuore di moltissimi romani e romanisti. Ecco perché 'Totti non appartiene solo alla Roma ma a Roma'. Rory Smith, l'inviato per lo sport in Europa del Times, ha rammentato che Francesco ama la sua squadra e, nell'arco della sua carriera, ha respinto le proposte di prestigiosi club, come Real Madrid e Milan. Totti veste la maglia della Roma (squadra che ha sempre tifato, sin da bimbo) da 23 anni. Solamente i colori giallo e rosso hanno scandito la carriera di uno dei calciatori più forti degli ultimi anni.

Sorteggi Champions: l'analisi Facebook di Roberto Beccantini 12 Dicembre 15:31

Porto-Juventus fu la finale di Coppa delle Coppe 1984, a Basilea. E fu anche la partita rinviata dall’Uefa dopo l’attacco agli Usa dell’11 settembre 2001: si recuperò in ottobre e finì 0-0. Nei play off, ha eliminato la Roma: 1-1 in casa, 3-0 all’Olimpico. Nel girone, si è piazzato dietro il Leicester, demolito per 5-0.

Il calcio portoghese è campione d’Europa e, dunque, va preso con le pinze. Inoltre, da qui a metà febbraio manca una vita, e molto potrà succedere. Tutto ciò premesso, non si può non riconoscere alla Juventus i favori del pronostico. Soprattutto, se saprà crescere attorno a Dybala come ha dimostrato nella coda del derby.

Gli ottavi di Champions fissano, per tradizione, il passaggio dalla fase a gironi all’eliminazione diretta. Tutta un’altra cosa: e, spesso, tutta un’altra storia. E’ andata peggio al Napoli. Il Real è sempre il Real, anche se gli mancherà Bale, l’ultimo «Rambo». Il quarto pallone d’oro a Cristiano Ronaldo, la «zona Ramos» non meno suggestiva della «zona Cesarini», un allenatore come Zidane: sono i campioni in carica, i blancos, e non perdono da 35 partite.

Il Napoli ha un gioco verticale, rapido, che può mettere in crisi chiunque. Anche il Real. Per scalare la montagna, dovrà dare il massimo. Il recupero di Milik si annuncia prezioso. Real-Napoli andò in onda ai tempi di Maradona. Stagione 1987-’88, primo round. Al Bernabeu, squalificato, si giocò a porte chiuse: 2-0. Al San Paolo, strapieno, l’avvoltoio (Butragueno) replicò a Francini: 1-1 e buona notte ai suonatori.

Questo per concludere, il mio borsino: Manchester City 60% Monaco 40%; Real Madrid 60% Napoli 40%; Benfica 45% Borussia Dortmund 55%; Bayern 51% Arsenal 49%; Porto 45% Juventus 55%; Bayer Leverkusen 45% Atletico Madrid 55%; Paris Saint-Germain 30% Barcellona 70%; Siviglia 55% Leicester 45%.

Il derby di Torino riporta Higuain al centro del Campionato 11 Dicembre 17:00

La Juventus aveva già vinto partite con i gol di Higuain, ma non aveva mai vinto partite con una prestazione da Higuain. Contro Fiorentina, Empoli e Napoli, il Pipita aveva segnato. Ma non aveva segnato la partita, non se l'era cucita addosso. Oggi, proprio nel derby di Torino, al centro, allo zoccolo duro di una partita dura e avvitata, l'argentino si è inventato la differenza. L'ha fatta, l'ha plasmata. E' il primo Higuain leader visto a Torino in questa stagione. Dopo la partita ha digrignato i denti: "La mia media gol è un problema vostro, non mio". Un anno fa, con il gol di Cuadrado al 93', il derby con i granata aveva risvegliato la Juventus. Un anno dopo, oggi, la Juventus era già prima e non aveva bisogno di essere svegliata. Doveva svoltare lui, Higuain. E nel derby è accaduto. La partita non è stata molto altro. Torino-Juventus 1-3 ha confermato che senza Mandzukic la Juventus operaia lascia spazio alla Juventus letale. Il Toro? Si è regalato un derby vero, vivo. Non ha avuto dalla panchina quello che ha avuto dalla Juventus, mentre Ljajic ha trasformato in plastica una occasione d'oro in un momento senza domani.

Il Torino non deve prendere esempio dalla Lazio 10 Dicembre 10:50

Dal derby di Roma a quello di Torino. Dalla guerra etnica, dai calzini, dall'acqua in faccia e dai "guarda caso", alla vigilia deel derby della Mole. Il Torino sta un po' alla Lazio, come la Juventus sta alla Roma. Le due squadre davanti e le due squadre dietro. Il Toro deve stare attento e la sconfitta di Genova può essere utile. Senza il 2-0 di Marassi, i granata sarebbero forse arrivati alla supersfida contro una grande squadra, con troppa euforia. La Lazio, a Roma, era sotto sotto abbastanza sicura di vincere. Ha pensato di presentarsi all'incasso. E invece di prendere, ha dato. Ha pagato. Ha perso. Il derby va giocato da zero, facendo tabula rasa di tutto. E il Toro deve affrontarlo così, con umiltà, con fame. La Juventus si sa già che rendimento avrà. La squadra bianconera ha una collaudata professionalità, costantemente sintonizzata sul grande impegno. Sa come caricarsi e sa come non farsi avviluppare dalle tensioni. Il Toro invece rischia di andare in distorsione. Gli esempi di Inter, Milan e Genoa sono lì da vedere. Intensità e garra. Non braccino. E' così che si può approcciare una Juve che resta evidentemente favorita. Ma Torino ha il dovere di migliorare l'immagine dei derby italiani, dopo le bassezze e le cafonate di una settimana fa. La città e i propri tifosi non perdano la grande occasione.

Al Milan sono ragazzi, anche al momento di tirare il rigore 6 Dicembre 11:26

di Emanuele Colangeli

Chi l'avrebbe mai detto? Una squadra quasi composta interamente da ragazzini non può che prendere schiaffi a destra e a manca si era azzardato a dire questa estate qualche pseudo intenditore di calcio. Con il passare delle partite e delle vittorie soprattutto ci si è accorti che il mondo dal pallone tondo non è fatto solo di squadre che spendono 90 milioni di euro per un solo calciatore, anzi è composto da più componenti: coesione, forza e unità d'intenti, queste sono le caratteristiche principali che contraddistinguono il Milan formato Arsenal consegnato a Vincenzo Montella. La partita della svolta definitiva di questo progetto è quella vinta in casa con la Juventus grazie sostanzialmente a Donnarumma e Locatelli, da lì i rossoneri diventano una certezza, nonostante il ko subito nel successivo infrasettimanale con il Genoa. Non solo Locatelli: De Sciglio, Romagnoli, Niang, Suso, Lapadula e Pasalic per una compagine che davvero sta facendo un qualcosa di unico e di bello che nessuno ha mai avuto il coraggio di fare prima. Non si sa dove porterà questo progetto, fatto sta però che a chi abbozzava sorrisini e mezze frasucce questa formazione ora inizia anche a far paura, chi l'avrebbe mai detto? PS un unico appunto per il francese Niang, i rigori si lasciano a chi se la sente ma come detto prima nel titolo sono ragazzi...

Derby di Roma, nessuno assolto: nemmeno i tifosi 6 Dicembre 11:22

Alessandro Vocalelli, direttore del Corriere dello Sport-Stadio, ha dichiarato che gli unici da assolvere dai fatti del derby Lazio-Roma sono i tifosi. Dissentiamo. E' vero, Lulic ha sbagliatissimo. E' vero, Strootman ha sbagliato. Poi, Cataldi è stato espulso. E anche Rudiger e Nainggolan, il primo nel pre-partita e il secondo nel post, non hanno usato toni molto cavallereschi. I cinque che abbiamo citato sono giocatori, non tifosi. Per cui, avrebbe ragione Vocalelli. Ma, e non sono comunque assolvibili per questo, i giocatori vengono indotti in errore. Respirano l'estremismo dei tifosi laziali e romanisti ad ogni ora del giorno e quando parlano o agiscono, ne sono contaminati. Sanno che per ingraziarsi i loro tifosi, devono esagerare. I tifosi non c'entrano con i fatti del derby, ma solo formalmente. Nella sostanza, il discorso è molto più ampio.

Lazio-Roma, ma no, vi preghiamo, la guerra etnica no...2 Dicembre 14:18

"Per noi è una guerra etnica". non l'ha mandato a dire la Curva della Lazio ai giocatori biancocelesti, dopo l'amichevole di ieri. E attorno a questa frase bestiale, il silenzio. Ma non è una guerra etnica! Ma non giocatelo se è una guerra etnica! Amiamo i derby e le emozioni del derby visceralmente. Ma perchè sono il sale, il pepe, il bello del calcio. La guerra etnica è tutt'altro, è senza dubbio la fine del calcio. Per i tifosi veri, per le persone di buon senso e di buona volontà è una partita che ti fa battere il cuore. Se per qualcuno è una guerra etnica, non c'è amore il calcio, ci sono altri fini che non sono quelli sportivi. Ma qualcuno riesce a scriverlo? Il calcio è il timore dei precedenti favorevoli ai giallorossi quando viene designato l'arbitro, il derby è Salah che si infortuna e toglie elettricità alla Roma, mentre la Lazio è più regolare. E' una bella cosa il calcio nella vita delle persone. Ma il calcio. Non la guerra etnica.

Il malcostume del calcio italiano: il mercato a orologeria 2 Dicembre 14:14

E' una delle cose più odiose che si possono leggere nell'imediata vigilia delle grandi partite. La tensione sale, la passione per la propria squadra pure e non si vede l'ora di immergersi nel clima della sfida. E' il momento in cui, nel calcio italiano, spuntano le cosiddette voci di mercato a orologeria. Come prima di Juventus-Atalanta: tutti titoli e le notizie di mercato su Kessiè bianconero già a Gennaio, quasi a togliere tranquillità all'Atalanta e al ragazzo. Lo stesso con l'ultima ora di Kondogbia che potrebbe lasciare a Gennaio l'Inter per il Napoli. Proprio alla vigilia di Napoli-Inter. Sono stimoli in meno e confusione in più per un giocatore. Poi nel calcio italiano e nel Paese più portato a pensar male di tutti, ne vien fuori una marmellata di retropensieri che non se ne esce più. Dicembre è il mese delle partite, già le squadre vengono contaminate dal mercato di Gennaio. Almeno lasciamolo a Gennaio.

Chapecoense: l'occasione mancata dalle prime pagine italiane 30 Novembre 16:05

di Carmelo Catania

Il giorno dopo la tragedia che ha colpito la squadra brasiliana del Chapecoense, con ben 71 morti e pochissimi sopravissuti, che ha sconvolto il mondo intero, oggi è il giorno del tributo e del ricordo.

I messaggi e le preghiere sono arrivati da tutto il mondo dello sport. Tutti hanno voluto lasciare un messaggio.

Anche i più importanti monumenti del Mondo si sono illuminati con i colori della sfortunata società brasiliana.

E dalle “Prime Pagine” dei maggiori quotidiani sportivi mondiali era lecito aspettarsi la notizia in primo piano.

E cosi è stato per AS, Marca e Mundo Deportivo in Spagna, stessa cosa per A Bola in Portogallo.

E In Italia? Spazio principale dedicato allo “scudotto”, alla Tim cup e, udite udite, per Messi all’Inter! Ricapitolando: La Gazzetta ha preferito aggiornarci con un improbabile corsa a otto per lo scudetto, Tuttosport ha dato spazio alla vittoria del Torino sul Pisa in Tim cup, e il Corriere per non essere da meno del tanto deriso e famoso titolo di Tuttosport di qualche anno fa (Messi alla Juve) ha titolato “Messi all’Inter” sulla base di una dichiarazione di Tronchetti Provera.

E’ questo il giornalismo sportivo italiano?

Infortuni e Champions: passi falsi inevitabili per la Juve 27 Novembre 16:46

Il dispendio fisico per far fronte ai tani infortuni stagionali. Il dispendio psicologico di partite intense nell'Europa che conta come quella di Siviglia. Il Genoa che sa sfoderare prestazioni di una corsa e di una rabbia con pochissimi riscontri non soltanto nel calcio italiano ma anche in quello europeo. Questi i fattori dell'incredibile primo tempo di Marassi in cui la Juventus non ha capito nulla della partita, si è fatta sballottare come non si era mai visto in precedenza e ha anche perso Bonucci per infortunio. La sconfitta genovese ringaluzzirà i sostenitori del partito Juve brutta e Juve inferiore a quella degli anni precedenti. Ma le ragioni per comprendere il passo falso ci sono tutte. Quello che in questo momento deve suscitare tanti interrogativi è l'immediato. Lo ricordava proprio Allegri prima dde 3-1 di Genoa-Juventus. I bianconeri hanno perso Bonucci e Dani Alves e devono affrontare adesso Atalanta, Torino e Roma, tre fra le squadre più in salute dell'intero Campionato. E affrontarle con infortunati che vanno e vengono e dopo aver perso contro un Genoa privo di Pavoletti e Veloso, non è del tutto rassicurante anche per una corazzata come quella bianconera.

Roma non fare la stupida per il derby del 4 Dicembre...25 Novembre 09:42

Incorreggibile Roma. Non la Roma che vince in Europa League, ma la Roma città, la Roma mondo, la Roma comunicativa. Spesso quelli della Capitale si autoflagellano: troppa importanza al derby, roba da provinciali, mentalità chiusa. E via ancora con il pippone, bisogna pensare in grande, vedere le cose dall'alto, il Campionato è a venti squadre e non a due. Tutto giusto, tutto imparato. Poi a dieci giorni dal derby del 4 Dicembre la pagina sportiva di un quotidiano romano titola: Inzaghi snobba il derby. L'accusa sarebbe di schierare il diffidato Felipe Anderson a Palermo e di non fare turnover. Cioè, se abbiamo capito bene. Simone Inzaghi viene accusato di fare esattamente quello che molti predicozzi invitano a fare. E cioè considerare i tre punti del derby al pari dei tre punti di Palermo...

Dal palo di Icardi al gol al 92' di Perisic

21 Novembre 08:44

Il derby è sangue che scorre. Questo non è il posto per il Closing o il Suning. Milano è una città civile, ma fatta a fette dalla rivalità fra le due squadre esattamente come tutte le altre. Milano sa essere meno rumorosa, ma più perfida. Sulla sponda interista, Schelotto è ancora una icona per aver segnato il gol del pareggio in un derby e sullo stesso piano c'è Obi. Esattamente come accade su quella milanista per Comandini e Paolo Rossi, capaci di segnare nel Milan solo nel derby. Questa grande sfida è una sorta di trappola. Il pareggio è un risultato condiviso, un punto a testa, ma tu stavi vincendo e avevi fatto la bocca alla grande impresa, io invece temevo il tracollo e sull'ultimo tuffo ho esultato come un pazzo. Questo è il derby. Non è, sarebbe troppo banale e scontato, solo un risultato. A Gennaio, il Milan ha vinto 3-0, ma non era quella la notizia per i tifosi rossoneri. Lo era, invece, il palo su rigore di Icardi. Alla stessa stregua, dopo il 2-2 di ieri sera, in casa nerazzurra non si guarda la classifica ma si gode per il gol al 92' di Perisic.

Ventura, Romagnoli, San Siro e il derby 17 Novembre 17:05

Costa caro al Milan il primo anno di Ventura. Durante Italia-Spagna, Montella ha perso Montolivo per tanti mesi. Durante Italia-Germania, ha perso Romagnoli per La Partita del girone d'andata. Non è il Ct a determinare gli infortuni, però è molto importante dirsi e dirci la verità. Romagnoli si è sentito pizzicare all'adduttore al 13' minuto del primo tempo. Ventura dice, l'abbiamo sostituito appena ha avuto male perchè aveva una partita importante. In realtà Romagnoli è uscito nell'intervallo, 32 minuti dopo l'infortunio. Quindi? O Ventura non si è accorto di nulla, o Romagnoli ha voluto andare avanti uguale. Il sospetto resta per quella frase sull'abbiamo sostituito appena ha sentito qualcosa: in realtà era programmato dall'inizio il cambio nell'intervallo fra Romagnoli e Astori. Per cui Ventura non ha sostituito Romagnoli: il difensore del Milan che sarà assente nel derby è uscito, come da programma, a fine primo tempo. Perchè allora il Ct ha voluto mettere le mani avanti? A Ventura non può e non deve interessare il derby di Milano ma la Nazionale italiana, su questo non ci piove. Ma a Milanello ci sono sei-sette azzurri ad ogni convocazione e comunicare in maniera non chiara rischia di lasciare degli strascichi.

A Praga come ad Atene: i derby cambiano sempre la storia 9 Novembre 08:41

Il derby, sempre solo il derby. E' trasfusione di adrenalina, è cambiamento degli orizzonti. Andrea Stramaccioni come Zdenek Scasny. Atene come Praga. A Settembre, lo Sparta Praga ha cambiato l'allenatore. Perchè? Perchè ha perso il derby con lo Slavia Praga. Ad Atene, il Panathinaikos rischia di cambiare l'allenatore. Perchè? Perchè ha perso 3-0 il derby con l'Olympiacos. I derby alterano tutto. Rendono le cose più entusiasmanti o più drammatiche di quelle che sono. Il derby è un giro di boa per tutti: allenatori, giocatori, tifosi. Se perdere il derby diventa una macchia, le cose diventano difficilmente recuperabili. Strano in particolare il destino di Andrea Stramaccioni. A Milano, sulla panchina dell'Inter, aveva vinto 2 derby pareggiandone uno e perdendone zero. Ad Atene, proprio la sconfitta del suo Panathinaikos contro l'Olympiacos rischia di risultargli fatale. Sono gli effetti, i corsi e i ricorsi di quella scheggia impazzita chiamata derby.

Quelle telecamere impietose su ADL, mentre gioca il Napoli di Sarri...6 Novembre 11:39

L'espressione è inequivocabile. Infallibile. Il linguaggio del volto di De Laurentiis, ieri sera, mentre erano in campo Napoli e Lazio, non lasciava adito a dubbi. Uno sguardo che parlava quello del presidente. Un volto seccato, non partecipe. Dopo aver avuto ragione su Diawara e sui nuovi in genere, il numero uno del Napoli è tornato a dare consigli pubblici al proprio allenatore. E lui non li segue. Non solo non c'erano le due punte in campo, ma non c'era nemmeno Gabbiadini. I presidente come De Laurentiis arrivano a parlare in pubblico, quando si accorgono che in privato l'allenatore non ci sente. E a quanto pare continua a non sentirci. Il Napoli dei giovani nuovi acquisti per Sarri è una creatura di prospettiva che si farà, per De Laurentiis è pronto subito. E senza i gol di Gabbiadini, con Hamsik alle sue spalle, il presidente vive la partita sulle spine del disaccordo, mentre Sarri vede gratificati i propri intendimenti tattici. Su questo cornicione del dissidio continua in punta di piedi la sua stagione il Napoli without Milik. Un Napoli primo ma non troppo in Champions League e quinto in Campionato. Andare oltre e radicalizzarsi in questo momento, non conviene. Nè a Sarri, nè al Napoli.

Una babele di errori e latitanze, Nagatomo e Vecchi sono gli ultimi dei problemi 4 Novembre 01:08

L'Inter di Southampton è crollata nel secondo tempo. Figlia di una non preparazione atletica, di una non estate. Si accusa Mancini di non aver lavorato a fondo sul piano fisico in estate. Vero, ma tutti sapevano che da metà Giugno il tecnico e il Club avevano rotto. Thohir ha preferito non intervenire e farsi pagare gli interessi da Suning: quella era la priorità. E così via. La priorità di Suning insediarsi, la priorità di Mancini andarsene, la priorità di Kia mettere la firma in calce all'arrivo di Joao Mario. La squadra non è stata, nel momento topico, la priorità di nessuno. Esattamente come accadeva al Milan quando si affrontavano le bande armate dentro e fuori la società, dentro e fuori dallo stadio. La squadra rossonera era corollario, una nota a margine e i risultati ne erano lo specchio. L'Inter di oggi sta superando il Milan con gli interessi, tanto cari a Thohir. Ma gli interessi di cui parliamo adesso sono roba più sera della moneta: sono sportivi, tecnici, di campo e ineriscono gli affetti, il legame fra la gente e la propria squadra. La squadra è rimasta indietro nell'agenda dei grandi rivolgimenti interisti e sul campo si vede. Va in campo persa, in balia delle onde, non riesce ad esprimere la sua potenzialità. Ora che l'Europa League se n'è praticamente andata e che in Campionato non si vince a meno che non si veda la proprietà in tribuna o non si senta il rombo di rabbia della Curva, bisogna azzerare il caos. Nemmeno l'analisi corretta di Tronchetti aiuta, perchè è il pensiero di una fazione. E sulle macerie di questo momento, ogni dichiarazione di parte è caos che si aggiunge a caos. Alcune cose semplici: bisognava sostituire Mancini a Giugno subito, bisognava sostituirlo senza inseguire la pur rispettabile chimera De Boer ma con un tecnico con i piedi ben piantati a terra nella realtà italiana, bisognava puntellare gli esterni difensivi e il reparto difensivo centrale sul mercato. Non è stato fatto nulla, bisogna iniziare a fare adesso. In silenzio, con calma e sapendo che sarà lunga. Senza panacee e senza scorciatoie.

De Boer o non De Boer: il clima resta molto difficile 31 Ottobre 11:21

Potrebbero essere contate le ore di Frank De Boer che, a meno di clamorosi colpi di scena, si gioca la panchina dell'Inter contro il Southampton, giovedì in Inghilterra. La sconfitta con la Sampdoria ha ulteriormente indebolito l'allenatore olandese che stamattina ad Appiano Gentile parlerà alla squadra per cercare di capire le ragioni dell'ennesima battuta d'arresto. Il dg Gardini ha intanto raggiunto la Pinetina. La giornata si prospetta complicata, con una serie di contatti fra Milano e la Cina. Il clima non è dei migliori, la delusione è tanta e lo spogliatoio non è sereno. Alcune scelte di De Boer, come l'esclusione dalla lista dei convocati di Gabigol, appaiono incomprensibili e anche fra i tifosi prevale lo sconforto. L'Inter è undicesima in classifica a 14 punti, reduce da quattro sconfitte in cinque partite. Fra i nomi dei possibili sostituti, i "soliti" quattro: Leonardo, Blanc, Pioli e Guidolin.

Le tv napoletane hanno "mollato" Maurizio Sarri 31 Ottobre 11:07

Ad una tv le volte in cui Insigne si è fermato per fare stretching sono state tre, a quella successiva quattro. Maurizio Sarri ha voluto giocare con i numeri per motivare una sostituzione che non ha pagato. La verità è che Insigne aveva confezionato un grande assist per l'unica vera, grande, occasione creata dal Napoli contro la Juventus e poi finalizzata da Callejon. E nel miglior momento tecnico del Napoli a Torino, proprio quello dopo l'1-1, Insigne appariva il giocatore più caldo, più tonico, più "in fiducia". La sostituzione con Giaccherini appare ancora oggi incomprensibile. Si percepiva anche da lontano che Giak non fosse carico, non fosse elettrico per affrontare, per tanti motivi, "quella" partita in "quel" momento. Il pupillo di Conte ha fatto poi quel segmento di partita pallido che tutti avevano immaginato, in tribuna stampa come dal divano di casa, al momento della scelta di Sarri. Che poi ha voluto sfogarsi con il ragazzo pr ribadire la sua leadership e anche per trovare uno sfogo alla sconfitta. Ha ragione l'allenatore del Napoli quando sostiene che Insigne ha giocato partite deludenti e la città questo lo sa bene. Insigne è stato criticato e fischiato. Napoli non è accecata dal tifo sul proprio figlio calcistico e proprio per questa lacità di fondo sul tema, il punto di vista della città, ben sintetizzato dalle tv napoletane, tutto contro Sarri su quella sostituzione, deve essere tenuto bene in conto e bene in vista dal tecnico toscano.

Serie A: deferiti 16 Club, violato il codice di giustizia sportiva 28 Ottobre 19:54

Non sono mai belle notizie. E comportano sempre la presunzione d'innocenza. Generano più clamore al momento dei comunicaiti che conseguenze effettive. In ogni caso, calcio italiano ancora sotto la lente di ingrandimento. Sedici società, tra cui Inter, Juve, Napoli, Palermo, Lazio, sono state deferite al Tribunale federale a titolo di responsabilità diretta per una serie di violazioni del Codice di giustizia sportiva e del regolamento agenti di calciatori. Lo rende noto la Figc, sottolineando che stati anche deferiti dirigenti e calciatori dei 16 club. Tutto nasce dall'inchiesta 'Fuorigioco' della procura di Napoli che ha visto indagati 64 tra calciatori, procuratori e dirigenti per reati tributari, evasione e false fatturazioni. Le società coinvolte, informa la Figc, sono Inter, Juventus, Napoli, Palermo, Chievo, Lazio, Genoa, Pescara Catania, Cesena, Ternana, Vicenza, Livorno, Portogruaro, Grosseto e Reggina. Il Procuratore federale, esaminati gli atti di indagine posti in essere dalla Procura napoletana e trasmessi all'Ufficio della Procura Federale il 26 Febbraio aveva disposto a marzo la riapertura delle indagini. Espletata l'attività istruttoria, ha infine disposto i deferimenti.

In più di 20.000 dopo 100 giorni: Grazie per l'attenzione 27 Ottobre 10:39

Cento giorni fa il primo aggiornamento di questo Sito fatto di passione e di proposta. Ieri siete saliti a più di 20.500 come visitatori della nostra creatura. Non c'è molto da dire e c'è invece molto da lavorare, comunque GRAZIE.

La normalizzazione di Andrea non piace al popolo bianconero 26 Ottobre 15:37

di Mattia Marinelli

La pancia della gente bianconera non riesce ad unirsi al giro di valzer di Andrea Agnelli. Proprio, non ce la fa. Dopo anni barricaderi e di opposizione alla nomenklatura federale e di Lega, il presidente della Juventus ha imboccato una nuova strada. Dialogo, collaborazione, per certi versi condivisione sul fatto che qualcosa si sia effettivamente riformato. Ma che bisogna insistere e andare avanti. Real-politik, rimescolamento delle carte. Chiamiamola come vogliamo, ma al cuore del tifoso juventino tutto questo arriva come una gatta morta davanti all'uscio di casa. La gente bianconera non voleva entrare nel sistema delle alleanze e dei giochi di potere di diritti tv che hanno caratterizzato questi anni, ma si sentiva rappresentata dalle stilettate di Andrea verso i vertici romani di via Allegri e milanesi di via Rosellini. Le viveva come le frasi di un condottiero che tuona contro quel potere costituito che ha discriminato la Juve del 2006 mandandola in Serie B e quasi sull'orlo del fallimento economico e non soltanto sportivo. Oggi il popolo dei vari anelli dello stadio sente, avverte, che tutto sfuma, tutto evapora. La squadra vince, è forte, va tutto bene, ma allo juventino medio mancherà quel presidente solo o quasi all'opposizione, quel presidente che non si piega e che men che meno non si spezza fuori dal campo. Marotta ha provato a rabbonire itifosi ironizzando su Galliani costretto a giochicchiare con i giovani, ma immaginarsi ai tavoli veri, ai tavoli che contano, Agnelli sulla stessa lunghezza d'onda di Tavecchio, dello stesso Galliani e magari di Lotito, è un duro colpo per il bianconero. Al quale sono mancati anche strepiti e grida per il gol prima concesso e poi annullato a San Siro. Abituati alle vittorie e normalizzati nell'agone politico. Agli juventini inizia già a mancare qualcosa.

La miscela derby perso-big match vinto dà ragione al Genoa: Milan, che succede? 25 Ottobre 23:11

Il Genoa non scende in campo depresso per il derby. Anzi, parte cattivo, intenso e affamato. Il Milan si presenta invece in doppiopetto. In una serata di garra e di pioggia, vestito sbagliato. Marassi ulula e il Milan occhieggia. Tra episodi ed errori, la partita si mette male. Ma adesso è il contraccolpo che il Milan deve gestire. Senza Paletta, la squadra rossonera è destinata a perdere molte delle sue certezze difensive come si è già visto nel finale di gara di Marassi. La squadra rossonera ha perso l'umiltà e l'attitudine alla sofferenza delle trasferte di Firenze e Verona. il Milan ha creduto di valere la classifica del post Juventus e si è consegnato ad un avversario schiumante rabbia. Molto bene come temperamento e occupazione degli spazi il Genoa che non gioca un calcio spettacolare, ma tremendamente redditizio. Il Milan adesso deve ritrovare Bacca e Niang e lo spirito che aveva trovato a Marassi contro la Sampdoria e che ha perso a Marassi contro il Genoa.

De Boer come Seedorf: un altro olandese conquista Milano 25 Ottobre 15:44

Nella Primavera del 2014 tutti i tifosi rossoneri erano con Clarence Seedorf e contro la società Milan: l'hashtag era Io sto con Clarence. E' più o meno quello che sta accadendo adesso con Frank De Boer e l'Inter. I tifosi nerazzurri vogliono una società forte e ritengono che De Boer sia una persona seria. Lo conferma il testo di questa petizione, Io sto con De Boer, lanciata su Change.org: "Non è lui il vero colpevole della situazione attuale nerazzurra. MQuando fu chiamato a metà agosto dall'Inter, tutti conoscevano l'idea calcistica del tecnico olandese, completamente opposta a quella "manciniana", dunque se si voleva "tutto e subito", non era di certo lui l'uomo dalla quale ripartire, perchè appunto, la sua filosofia di gioco per esser appresa ha bisogno di tempo, quel tempo che la stessa "società" Inter non pare volergli garantire!

E' stato lasciato in balia del branco della stampa italiana, lasciato in pasto COLPEVOLMENTE dalla dirigenza ai giornalisti nel post gara di Bergamo, senza che NESSUNO prendesse le sue difese, quando al contrario bisognava mettere spalle al muro giocatori, che "da Inter" hanno ben poco! Sono profumatamente stipendiati, e DEVONO rispondere ai dettami del mister, che piaccia o no! Una vera dirigenza si vede da questo, e invece non hanno perso tempo per delegittimarlo pubblicamente.

Non è di certo un esonero a far cambiare la situazione interista, come dice un famoso detto "il pesce puzza dalla testa.." Per questo e per tanto altro dico F.C Interazionale Milano: " IO STO CON DE BOER "

Mourinho dimentica il derby di San Siro e fa la morale a Conte 24 Ottobre 17:14

Antonio Conte voleva semplicemente far arrivare ai suoi giocatori il tributo di Stamford Bridge. Oltre al suo carattere e al suo temperamento, noti a tutti, era importante per lui in quel momento dare un messaggio alla squadra: abbiamo avuto gravi difficoltà, vi sto chiedendo molto, ma adesso mi state seguendo e i vostri tifosi vi applaudono. Era una acclamazione ad uso interno quella che sul 4-0 di Chelsea-Manchester United il tecnico dei Blues stava chiedendo alla sua gente. Poi Mourinho. Finisce la partita e, con educazione e senza fuochi pirotecnici, lo Special avvicina l'allenatore italiano e gli fa presente che sul 4-0 esultare troppo significa umiliare. Qualcuno sui social ricorda che Mourinho fece la stessa cosa, esattemente come Conte, nel Gennaio 2010, in un Inter-Milan 2-0. Vero che 2-0 non è 4-0 e vero che il tecnico portoghese invocava la folla contro decisioni arbitrali che riteneva ingiuste, però la forma e una parte di sostanza non cambiano. Forse Mourinho non temeva l'umiliazione. Ma l'abdicazione. Lui che sa bene quanto si entri nel cuore dei tifosi ad esultare dalla panchina con il cuore, ha visto per un attimo il film di un altro allenatore, che non è lui, sovrano a Stamford Bridge. E' lì che non ce l'ha fatta ed è quello il momento in cui ha ritenuto di sibilare qualcosa nell'orecchio di Conte. Che ha ascoltato, ha metabolizzato e poi spiegato. Tutto sommato con molte più ragioni del suo avversario detronizzato nel suo ex tempio.

De Boer bersaglio troppo facile, tutta l'Inter è in balia delle onde 23 Ottobre 17:27

Non era uno sprovveduto Gasperini che l'ha battuta anche oggi come accade abbastanza regolarmente negli ultimi anni, non è uno sprovveduto De Boer. L'Inter pensi bene a cosa vuole essere e che linea intende tenere. Domenica scorsa Zanetti dice alcune cose prima di Inter-Cagliari su Icardi e il giorno doppo vengono, almeno parzialmente, smentite. Oggi prima della partita di Bergamo, Piero Ausilio aveva dichiarato: "Non siamo stati un Paese molto accogliente con de Boer, ci sta mettendo tutta la buona volontà e merita dal punto di vista mediatico un po’ di rispetto in più. In Italia conta solo vincere le partite, ma conta quello che pensa la società, che è soddisfatta del lavoro dell’allenatore, anche se bisogna vincere le partite. Non pensiamo a lui come un extraterrestre. Arriva da un calcio diverso dal nostro, ma il concetto di lavoro è sempre quello. In settimana siamo ad Appiano Gentile, ci confrontiamo molto, ma non penso che da altre parti capitino cose diverse”. E allora che cosi sia, che questo concetto resista, che le parole di Ausilio non siano al vento. Perchè prima di arrivare all'allenatore bisogna considerare molte altre cose: chi ha reso Gabigol la pietra miliare del mercato quando invece è tutto da costruire, chi non ha gestito la vicenda del libro di Icardi, chi è davvero il presidente. Quanto tutto questo sarà stato analizzato, capito e corretto, allora sì sarà il turno di De Boer.

Un triste primato: le Curve italiane fra le più cattive del mondo 19 Ottobre 16:21

Nella classifica stilata dall'emittente radiofonica britannica "Talksport", relativa alle tifoserie più 'cattive' del mondo, ci sono gli ultras di ben due squadre italiane: Lazio e Napoli. In questa non splendida graduatoria, i tifosi laziali sono ad un passo dal podio. Sono infatti al quarto posto tra gli ultras più pericolosi del mondo e precedono di un solo posto gli ultras del Napoli, anch'essi nella lista dei 'cattivi'. Un paradosso rispetto a quella tifoseria che negli anni '80 e '90 veniva considerata tra le più corrette della Serie A. Ancora oggi, i tifosi più pericolosi al mondo sono considerati quelli della Stella Rossa Belgrado. Per il secondo posto ci spostiamo in Brasile: i tifosi del Gremio di Porto Alegre sono tra i più temuti del Sudamerica e gli stessi giocatori del "tricolor" hanno sovente denunciato la presenza in Curva di esponenti neonazisti. Il podio è completato dagli ultras del Lech Poznan, i più 'cattivi' in Polonia. Scendendo poi questa poco onorevole classifica troviamo alla sesta piazza i greci dell'Olympiakos Pireo, spesso protagonisti di episodi di intemperanza e di razzismo. Il settimo posto è occupato dai supporters del Penarol, la più celebre e titolata formazione uruguaiana, mentre all'ottavo ci sono i turchi del Besiktas. Penultimi nella top ten le Barra Bravas che caratterizzano ormai da anni una piaga del calcio argentino. Tra i gruppi più potenti ed organizzati figura la "Doce", zoccolo duro della tifoseria del Boca Juniors che avrebbe goduto anche di appoggi politici. Al decimo posto, infine, i sostenitori di un'altra squadra greca. Si tratta dell'Aris di Salonicco i cui giocatori, in passato, hanno minacciato addirittura lo sciopero per porre fine alle continue violenze sugli spalti del piccolo stadio "Vikelidis".

Il Derby d'Italia: per i media italiani è Inter-Juve, per i turisti stranieri invece...18 Ottobre 16:53

La Gazzetta dello Sport riapre il dibattito, dando una notizia. La partita più importante di un Paese è il derby di quel Paese. Nel caso dell'Italia, si è convenuto che si tratta di Inter-Juve. Ma secondo i turisti stranieri potrebbe essere Milan-Juve. Ecco quanto scrive Gazzetta.it: "Lo scontro di sabato prossimo tra le prime due in classifica segna già un record: oltre il 30% degli acquisti proviene dall'estero e supera il recente Inter-Juve in richieste di ingressi provenienti dall'estero. In testa i tifosi francesi (il 4.8%), seguono gli svizzeri (il 2,7%) e infine i tedeschi (il 2,3%). Una classifica che rispecchia l'andamento delle nazionalità più presenti durante tutti gli incontri della scorsa stagione con il primato dei francesi (17,6%), seguita da quella tedesca (4,3%) e quella svizzera (8,4%). Sarà per la vicinanza geografica o perché la storia della Juventus è costellata di stelle d'Oltralpe - da Zidane a Platini, da Trezeguet a Thuram - la Francia è sul podio delle nazionalità più presenti anche allo Juventus Stadium di Torino. Non sorprende quindi di trovarla in pole position per la performance dei bianconeri nel grande anticipo di sabato prossimo, a San Siro, nonostante l'adieu di Pogba. Una sorpresa invece viene dal Paese del Sol Levante. Se il costo medio dei biglietti per Milan-Juve di sabato si attesta sui 90 euro, il record di spesa per questo match è di 372 euro e proviene dall’estremo Oriente. Già dallo scorso anno, i giapponesi hanno dimostrato di essere tra gli immancabili presenti in molti incontri e stadi della Serie A: in ben 12 arene italiane sono una delle tre nazionalità straniere ad acquistare più biglietti e nella metà dei casi sono addirittura i primi in classifica. Nel caso del Juventus Stadium, ad esempio, il Giappone è stato il secondo paese con maggior presenza (9,3% sul totale) ad aver seguito le prodezze della squadra torinese, dato che si conferma in questo nuovo scontro ad alta rappresentanza nipponica".

Il libro è la prova che Wanda e Icardi volevano andare via 16 Ottobre 18:43

L'Inter come società doveva discutere prima della pubblicazione del libro, sull'opportunità di una autobiografia a...23 anni. E a decisione comunque presa, l'Inter stessa doveva controllare le bozze. Cosa fatta capo ha, l'errore è conclamato e ha influito sulla sconfitta contro il Cagliari. Ma quello che emerge è che il testo del libro, scritto fra i mesi di Maggio e Luglio, rifletteva quello che era lo spirito della famiglia Icardi. Ovvero andare via, tanto peggio, tanto meglio. Chiudere i ponti. Cose così gravi su una Curva, le scrivi solo se hai deciso di cambiare aria. Perchè altrimenti l'aria diventa irrespirabile. Come si è visto a San Siro prima, durante e dopo Inter-Cagliari. Wanda e il suo entourage dovevano aggiornare e correggere le bozze, perchè a contratto rinnovato con l'Inter non si può andare in stampa con una versione scritta con uno stato d'animo più "agitato" e barricadero.

Sempre Avanti, l'ultimo autogol di Mauro Icardi e Wanda Nara 16 Ottobre 09:06

Un libro è qualcosa di celebrativo, con tutte le pagine della carriera scritte sul campo e poi portate su carta. Quale fosse il prurito di Icardi di scriverlo subito, a carriera appena sbocciata, è tutto da verificare. Sarà anche il best seller del momento, ma pensare che uno come Marco Van Basten non ha mai scritto un libro sulla sua carriera mentre Mauro Icardi lo ha fatto già in giovane età, fa impressione. Il problema però di oggi, fresco fresco, è tutt'altro che da sottovalutare. Se una Curva come quella dell'Inter fa il comunicato che ha fatto, con la richiesta ufficiale di togliere la fascia di capitano a Icardi e con la scritta a caratteri cubitali PAGLIACCIO per quanto è stato pubblicato nel libro sui rapporti fra il centravanti e i tifosi, il rapporto Maurito non lo recupera più. Se il tifo organizzato interista dovesse decidere di fischiarlo come faceva con Mazzarri, lo stadio diventerebbe tutto duro, cupo e difficile. E a queste cose la nuova societò nerazzurra è molto sensibile. Difficile che gli Ultras tornino sui propri passi dopo un comunicato del genere: per molto meno un gigante come Paolo Maldini è stato fischiato e contestato, episodio passato alla Storia, nel giorno del suo addio al calcio.

Tra i tanti problemi del Napoli spicca lui, Maurizio Sarri 15 Ottobre 17:30

di Mattia Marinelli

Ad Arrigo Sacchi lo stress da perfezione era arrivato addosso nel 1990 dopo tre anni di grandi pressioni iniziati nel 1987. Su Maurizio Sarri la nevrosi del dettaglio è piombata due anni prima, dopo un solo anno. La sconfitta casalinga con la Roma, la prima della sua gestione tecnica, non è arrivata per caso. Sarri non è appassionato dal Napoli di quest'anno, lui preferisce migliorare quello dell'anno scorso: non inserisce i nuovi, non cambia, non incide. La passione per il passato emerge anche dal ritardo nella lettura degli attimi. Il crociato del ginocchio di Milik è una tegola durissima e non preventivabile. Ma la Roma di Spalletti ha dato un insegnamento nella giornata più dura da digerire: o hai Milik, o hai Dzeko, oppure attacca leggero con gli inserimenti dei giocatori offensivi di qualità. Dare subito una grande responsabilità a Gabbiadini è qualcosa di scontato,. di automatico, non da Sarri. Il ragazzo non è pronto. Si possono allargare Mertens e Callejon con Insigne sopra Hamsik, oppure lo stesso Callejon in mezzo. Studiare, ipotizzare, sperimentare. Sarri non lo fa perchè deve mediare con De Laurentiis, deve rettificare sulla Juventus, deve ascoltare cosa dice la società sugli arbitri. Siamo molto esigenti con Sarri, perchè l'uomo è di alto livello e merita una asticella molto alta. Il Napoli visto con la Roma è stanco di sè stesso, imploso. Un anno fa dopo tre giornate esplose Higuain nel 5-0 con la Lazio e iniziò il volo. Un anno dopo, otto giornate hanno prodotto, al netto di 14 punti conquistati, soprattutto problemi, incognite e contraddizioni. Il Napoli ha tanti problemi: la città rimasta ferita da Higuain mette pressioni sul presidente De Laurentiis, lui, il numero uno della società mette pressione sull'allenatore e lui, il tecnico, mette pressione su sè stesso. Si avvita, si innervosisce e non aggiorna la squadra. Spalletti è uscito clamorosamente bene dalle due sconfitte di Firenze e Torino, con queste premesse per Sarri, dopo Atalanta e Roma, sarà molto più dura.

Cosa non si fa per un clic: l'algoritmo governa i Siti anche di quotidiani storici

di Carmelo Catania

Nell’era 2.0 ormai si trova di tutto e di più su internet. Chiunque è libero di dire la sua, con i social network che fanno da padroni. Sono migliaia i siti sportivi che vanno a caccia di “follower” usando tecniche non proprio giornalistiche. I titoli sensazionalistici e spesso fuorvianti sono all’ordine del giorno, per lo più per i piccoli siti, ma se a farlo è il più importante quotidiano sportivo nazionale allora c’è qualcosa che non va.

Parliamo della Gazzetta dello Sport, che negli ultimi giorni è riuscita nell’impresa di riunire tutti i tifosi rossoneri. Oggetto di discussione un virgolettato su Maldini sbattuto in Prima pagina.

Succede così che le parole dell’ex capitano rossonero “…a mia precisa domanda su cosa sarebbe successo in caso di disaccordo con Mirabelli, mi è stato detto dal Sig. Fassone che avrebbe deciso lui. Detto questo, non credo ci fossero le premesse per un team vincente" diventano sulla Gazzetta "Dico no al Milan perchè il progetto non è vincente". Tutto questo non è piaciuto al popolo rossonero che ha subito fatto notare la cosa sul profilo twitter della Gazza che prima si è giustificata rispondendo ai follower (cosa rarissima per un profilo cosi importante) e poi ha ugualmente sbattuto in prima pagina il falso virgolettato. Gazzetta dello Sport, una volta un simbolo di imparzialità ed oggi costretta ad inseguire utenti e follower.

Maradona-Icardi: non bastano luoghi comuni e frasi fatte 10 Ottobre 20:56

Il codice d'onore del calcio argentino non è facile da comprendere in una società evoluta, connessa, social fin nelle sue viscere. Ma se ci sono dei residui di cameratismo nel calcio, questo abitano nella pancia del calcio argentino. Lo sappiamo perfettamente che Mauro Icardi ha tutto il diritto di costruire la sua vita e la sua famiglia come meglio crede e che Diego Armando Maradona non può dare esempi a nessuno. Lo sappiamo noi, tutto giusto, tutto vero, ma già che ci siete ditelo a loro. A quindici, venti, venticinque calciatori argentini chiusi nel loro spogliatoio che sentenziano a mezza bocca le frasi e i principi del loro codice. Non è una questione di Maradona e solo di Maradona. E' anche l'attuale Ct della Seleccion, Bauza, a non convocare Maurito. Non lo dirà, non lo dichiarerà ufficialmente, ma le motivazioni della Nazionale preclusa a Icardi sono le stesse esplicitate oggi dal Pibe de Oro a Roma. Sono pensieri e motti che non piacciono, non possono piacere. Ma estirparle dai pori del calcio argentino è probabilmente impossibile. Icardi se ne faccia una ragione e continui la sua vita, con affetto e amore nei confronti della propria famiglia. E per quanto riguarda Diego, se proprio non ha esempi da dare non intervistiamolo e non invitiamolo alle partite celebrative. Se invece è ancora una star e si fa la fila per fargli una domanda, allora si abbia la sensibilità di capire che le sue frasi, condivisibili o non condivisibili, devono essere usate per capire un mondo, un codice. Tutto molto radicato, tutto molto profondo, tutto molto inspiegabile. Ma che c'è ed esiste.

WS, dalla Rivoluzione alla Risoluzione.....7 Ottobre 14:54

di Enrico Leo

Voleva una rivoluzione, ma alla fine è arrivata la risoluzione, consensuale, tra Walter Sabatini e la Roma. Con effetto immediato, ad interrompere una storia durata 5 lunghi anni. Quasi un'eternità per gli standard del football “fast food” attuale. A Roma, Sabatini ha diviso. C'è chi lo considera il mago della plusvalenza, chi invece il male di questa società. Poco attento al tappo Totti, fin troppo concentrato sul Sud America alla caccia del crack di turno e scarsamente interessato al vivaio giallorosso. In una piazza calda come quella romana non è semplice barcamenarsi. Soprattutto quando sei costretto a lavorare per arrivare al magico “break even” sui conti. Romagnoli, Bertolacci, Pjanic, Lamela, Benatia, Marquinhos, Jedvaj, Osvaldo, Bradley, sono solo alcuni dei giocatori venduti a peso d'oro in giro per l'Italia e l'Europa, facendo entrare in cassa plusvalenze fondamentali in termini di Fair Play Finanziario. Certo si può poi obiettare che Sabatini è lo stesso personaggio che ha ultimato gli ingaggi, non proprio a pochi spiccioli, di gente come Iturbe, Doumbia, Uçan o Ibarbo, ma anche dei vari Dzeko, Strootman, Manolas, Nainggolan. E' il calciomercato bellezza. Nessuno è infallibile, soprattutto dietro ad una scrivania. Anche quando si pensa di aver fatto un ottimo lavoro, poi c'è sempre il terreno di gioco ad essere il giudice supremo del tuo operare. Sul campo il regno di Sabatini, dopo i primi due campionati di assestamento, ha significato due secondi posti e un terzo. In poche parole aria d'Europa, che ha permesso il sorpasso nei ricavi dei giallorossi nei confronti del Milan in questa stagione. Forse questo ai tifosi non importerà, ma è un merito che non si può disconoscere a WS.

La risposta a Maldini è arrivata: Sino Europe conferma le sue scelte 5 Ottobre 18:20

Massimiliano Mirabelli entrerà a far parte dell'area sportiva del Milan: è ufficiale. A confermarlo Sino Europe Sports, società pronta a rilevare il club rossonero, con un comunicato: "SES ha il piacere di informare che, a far data dal closing, Massimiliano Mirabelli entrerà a far parte del management team di AC Milan, collaborando direttamente con l’Amministratore Delegato e Direttore Generale Marco Fassone nella gestione dell’area sportiva. SES dà il suo più caldo benvenuto a Massimiliano e gli formula i migliori auguri di buon lavoro". Il comunicato arriva dopo le dichiarazioni di Paolo Maldini che voleva avere potere decisionale rispetto a Mirabelli. Il quadro si va delineando. I tifosi rossoneri dovranno misurare i Cinesi non sulla bandiera che entrerà in Società ma sul tipo di giocatori e di progetto di squadra che sapranno costruire.

I tempi di Fassone e la personalità delle bandiere 5 Ottobre 11:50

Sabato 3 Settembre, Londra, partita delle Glorie di Arsenal e Milan. Si ritrovano loro tre. Maldini, Albertini e Costacurta. Ti ha chiamato? No, a te? No. E a te? Stessa cosa, no. E' quello il momento in cui è nata la diffidenza delle leggende rossonere nei confronti di Marco Fassone, il curatore aziendale del passaggio da Fininvest a Sino Europe. La tesi comune è stata: perchè il nostro nome è da un mese sui giornali e non siamo stati chiamati, mentre in un attimo Mirabelli lo ha preso e portato di fatto al Milan? Non sono domande semplici. Sono di fronte la prudenza di Marco Fassone che deve lavorare negli spazi stretti di un closing che ancora non c'è e l'orgoglio dei legittimi rappresentanti della storia rossonera. Oggi la situazione è difficile. Fassone e Maldini hanno fatto 4 incontri, ma il vero incontro è quello che sta avvenendo in queste ore. I messaggi a distanza, le frasi da un media all'altro. Fassone fa trapelare alcune cose, ad esempio sulla richiesta di ingaggio alto da parte di Maldini e lui, l'interessato, ribatte tesi contrapposte su Sky e Gazzetta. Se dovesse arrivare il no di Maldini, Fassone sarebbe di fatto nella condizione di congelare l'operazione bandiera. Al punto in cui si trova, l'unica cosa da fare. Resterà da vedere quale sarà l'intera valutazione dei tifosi, dei media e anche dei Cinesi su questa fase. Che deve tenere conto del fatto che Paolo Maldini, all'inizio della sua carriera dirigenziale, non può guadagnare come un grande calciatore avendo magari compensi e ruoli assimilabili a quelli attuali di Adriano Galliani.

Il calcio italiano segna 8 gol nell'Europa che conta ed è il primo a sminuirli...29 Settembre 11:56

La Champions League divide un calcio italiano che non ha ancora capito quanto sia importante stare uniti e compatti come Paese per il ranking. La Juventus batte 4-0 la Dinamo Zagabri ain trasferta e parte la corsa a sminuire l'avversario e a ridicolizzare l'evento. Il Napoli segna 4 gol al Benfica e ci si serve di quelle reti per ridimensionare ulteriormente il successo bianconero in Croazia. Poi segna le ultime 2 reti finali il Benfica e la pancia del tifoso juventino sbeffeggia l'avversario e gli rinfaccia gli 0 gol subiti al Maksimir. Fino a che queste restano dispute fra tifosi ci stanno e danno sale al calcio, l'importante è che questo non diventi l'umore del nostro calcio. Se due squadre italiane segnano 8 gol in 2 partite di Champions League contro una squadra-vivaio come quella croata e una squadra-tradizione come quella portoghese, quelle reti sono un patrimonio di tutto il nostro calcio. Non uno sterile strumento di divisione e indebolimento reciproco.

Leotta in onda: non era facile, dopo il grande assalto alla propria vita privata 24 Settembre 17:21

Le persone che vanno in tv non sono macchine e non sono bestie da diretta. Per tutta una settimana, Diletta Leotta ha visto la propria vita privata e i propri affetti, la propria privacy, tutto sbattuto in prima pagina su tutti i siti del mondo. Il suo problema personale è diventato un problema prima di coppia e poi aziendale. Oggi non era facile andare in onda e fare un prodotto delicato come la Serie B su Sky, come se niente fosse. Non sappiamo se Diletta Leotta sia stata incauta nel proprio rapporto con l'iphone o cosa diavolo sia davvero successo. A questo punto però basta, non interessa più. Nonostante il dito puntato contro da parte della propria redazione, ha raccolto la propria emotività e l'ha messa in discussione. Oggi, pur colpita da tanti giudizi e tanta notorietà assolutamente non positiva, la Leotta ha avuto la forza di andare in onda. E di fare il suo lavoro, senza far pesare agli abbonati la propria vicenda personale. Che poi all'interno di Sky ci siano professionalità in grado a loro volta di garantire il servizio ai telespettatori non ci piove e non vogliamo mettere l'aureola attorno a Diletta Leotta. Che a Sky, aggiungiamo, non sia più in onda un crack come Paolo Di Canio, spiace davvero molto e della vicenda non abbiamo un giudizio positivo. Tanti sono i temi al centro del dibattito, non c'è dubbio. Ma Diletta è comunque una persona uscita dal tritacarne social e non solo social con il suo sorriso e con la forza di esserci. Anche oggi. Non era facile e non è poco.