I grandi Club e la fase iniziale delle nuove proprietà

La regola del primo anno

di Max Bambara

Costruire è un verbo complesso. Distruggere è invece un verbo semplice. Per qualcuno tale assunto potrebbe aver sede nel palazzo delle ovvietà, ma spesso è proprio partendo dalle evidenze logiche che è possibile arrivare ad una conclusione razionale. La campagna acquisti del Milan, in estate, è stata corposa ed importante sino alla fine di luglio. Poi qualcosa si è inceppato. Dovevano arrivare 3-4 giocatori ed invece è arrivato solo Kalinic. Non siamo in grado di dire cosa sia avvenuto, ma è mancato lo step finale che poteva rendere completa la squadra. Il problema però non può e non deve essere circoscritto al mercato, su cui ognuno di noi ha sensibilità e pareri diversi come è legittimo sia. Il problema è la mancata considerazione di una base empirica e storica prima di emettere sentenze definitive ed inappellabili.

Nel calcio infatti nulla si improvvisa e non sempre due più due porta ad un quattro. Pensiamo all'estate 1986 ed alla prima campagna acquisti del nuovo Milan di Silvio Berlusconi. Arrivarono Giovanni Galli, Donadoni, Bonetti, Galderisi, Massaro e Borgonovo. Acquisti importanti e tanti miliardi spesi, ma i risultati del campo non furono quelli sperati. Si raggiunse la qualificazione alla Coppa Uefa grazie ad uno spareggio. Il grande Milan nacque solo la stagione successiva. C'è poi l'esempio della generosa, ma non sempre attenta, gestione interista di Massimo Moratti. Prese l'Inter nel 1995 e dovette attendere 3 anni prima di sollevare al cielo un trofeo. Il suo primo anno collezionò un magrissimo settimo posto. Franco Sensi poi prese la Roma nel novembre del 1993 e nell'estate successiva portò nella Capitale gente come Thern e Fonseca, due pezzi da 90 strappati alla concorrenza. Non andò bene perchè la Roma arrivò quinta senza mai essere competitiva per lo scudetto. Sensi riuscì a vincere lo scudetto soltanto 8 anni dopo.

In tempi più recente, va ricordato il cambio dirigenziale (non di proprietà, ma comunque copernicano) nella Juventus dell'estate 2010. Arrivarono Marotta e Paratici, oggi da tutti indicati come un modello dirigenziale vincente. La campagna acquisti fu importante e dispendiosa, ma il settimo posto finale fu una grandissima delusione per il popolo bianconero. C'è infine il caso Suning che nell'estate 2016, da nuova proprietaria dell'Inter, mise sul mercato cifre superiori ai 100 milioni per poi vedere l'Inter non qualificarsi nemmeno alle coppe europee.

La morale della favola è che nel primo anno di una nuova dirigenza quasi sempre gli obiettivi iniziali non vengono realizzati. Lo dice l'esperienza. Ciò accade perchè il calcio non è una scienza esatta e i tempi tecnici per la creazione di un team vincente, che va dall'amministratore delegato fino all'ultimo componente della rosa, sono lunghi e mantecati. Nessun centone milionario può aggirarli. Non si può pertanto che predicare prudenza e ponderazione in questa prima stagione del nuovo corso milanista. Il verbo costruire d'altronde richiede pazienza e vicinanza, non certo sentenze senza appello o cattiverie gratuite. Il Milan può essere di tutti, ma non è per tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

.

.