2006-2017, undici anni di fatti e dichiarazioni con Luciano Moggi protagonista

La sai l'ultima di Moggi: se cade Agnelli, crolla tutto - Fatti e dichiarazioni: Moggi ancora "protagonista"

di Mario Lorenzo Passiatore

Moggi, undici anni di dichiarazioni prima della radiazione. Dalla “buffonata” alla decisione definitiva del Consiglio di Stato, tappa per tappa la non metamorfosi del Moggi pensiero eil diniego della giustizia. “E’ tutta una buffonata” - Con pochi, pochissimi incisi ruppecosi il silenzio dopo la bufera intercettazioni in quel famigerato maggio del 2006. Quando stralci di virgolettati venivano trasmessi sui giornali con cadenza sistematica e tragicamente giornaliera. Del peggio c’erano solo le sensazioni, amplificate dai titoloni dei media e dall’imbarazzo di una nazione che si apprestava a preparare un Mondiale sottovoce.Mentre, in casa Juve c’era uno scudetto, il 29esimo da celebrare, con aria sommessa, distaccata, senza bagni di folla e con le lacrime di Bettega durante Juve – Palermo che lasciavano presagire al peggio. Le dimissioni di Luciano arrivarono a Bari, sede in cui si celebrò lo scudetto (campo neutro contro la Reggina). Nelle sue esternazioni i segni della resa e lo sconforto di chi temeva di essere rimasto solo. Parole che scorrevano copiosamentesuogni organo di informazione: tv, radio, agenzie e cartacei di qualsivoglia natura. “Non ho né la voglia né la forza,mi manca l’anima, mi è stata uccisa, da domani sarò dimissionario da direttore generale della Juventus e da stasera il mondo del calcio non è più il mio mondo. Penserò solo a difendermi da tante cattiverie che sono state dette e fatte”. In realtà, ad uscirne senz’anima fu la Juve dopo la sentenza sportiva partorita in estate: serie B più 30 punti di penalizzazione, poi ridotti a nove, revoca dello scudetto 2004/2005 e non assegnazione di quello della stagione 2005/2006, spazzando in un batter d’occhio l’era Capello.

2008, Porta a Porta: dalla buffonata alla barzelletta – In due anni di veleni post sentenza, il giro delle trasmissioni sportive era praticamente saturo. Ma non il tono delle polemiche. Non c’era solo la giustizia sportiva che aveva celermente silurato a suon di fascicoli Moggi e Co, nel mirino anche la proprietà Juve. Nella fattispecie John Elkann, che aveva scientemente deciso di non difendere quelli che al momento dei fatti erano suoi “dipendenti”, optando per una linea difensiva diametralmente opposta ai vertici apicali. Una strategia diversa da quella del Milan, ad esempio. I rossoneri affidarono le sorti societarie, quindi di Galliani e Meani all’avvocatoCantamessa, scegliendo una direzione univoca e condivisa con i tesserati. - “Mi sono pentito di aver dato le dimissioni: la Juve non ha difeso se stessa tanto meno Moggi. Io tutelo me e di conseguenzala Juve.“Moggiopoli” è una barzelletta, io non sono solo, ce ne sono altri trenta.”

2011, Siamo su scherzi a parte, macchè– Un incubo o forse uno scherzo lungo cinque anni. Moggi attendeva il deus ex machina da un momento all’altro per consumare a freddo la sua rivincita. Tra un ricorso ed un altro, avrebbe voluto ribaltare il tavolo, lo stesso tavolo procedurale che lo aveva chiuso, soffocato in un angolo. Di fatto però, il coup de theatre non è mai arrivato. - “Dopo cinque anni, non ho ancora capito quale illecito ho commesso. Non ho fatto niente. Mi aspetto che da un momento all'altro venga qualcuno con un cartellone con la scritta 'Siamo su scherzi a parte’.”

2014, La Zanzara – Seguirono liti furibonde in tv e radio con i giornalisti Pistocchi, Crudeli e l’avvocato Taormina. Con quest’ultimo, nel programma di Cruciani non volarono certo complimenti, con la promessa di rivedersi presto in tribunale. “Io non ho rubato partite, non ci sono arbitri corrotti, calciopoli non è mai esistita”. L’ultima locuzione fece inalberare l’avvocato che ribadiva il valore delle carte procedurali, mentre volumi e toni si alzavano vertiginosamente. - Ancora 2014 – I veleni non stentavano a placarsi, di tanto in tanto Luciano tornava a colpire l’Inter ed il suo massimo rappresentante negli anni dello scandalo. La partita si giocava su due campi, in tribunale e sui giornali. "Moratti dovrebbe stare zitto, perché guida una squadra la cui storia è costellata di debiti e di bidoni. Una società che doveva retrocedere in Serie B per via del passaporto falso di Recoba, che ha utilizzato un arbitro in servizio, Nucini, trovandogli di fatto un posto di lavoro in banca.”

Aprile 2016 – Galliani e le indagini, l’ira dell’ex dirigente si scagliò all’indirizzo dell’Ad del Milan, a suo dire, tra i responsabili che spianarono le porte dell’inchiesta Calciopoli. I mille risvolti di un’amicizia finita male. “Calciopoli? Un giorno Berlusconi mi chiamò a palazzo Grazioli. Da buon contadino non sapevo neppure se fosse casa sua o la sede del partito. Sono andato lì. Prima mi disse che c’erano delle intercettazioni senza rilevanza penale di cui era al corrente anche Galliani, Carraro e un generale. Mi offrì di andare al Milan. A quel punto Galliani non gradì e fece scoppiare il caso.”

Marzo 2017, l’epilogo – Appurato che di scherzo non si tratti, dopo undici anni è arrivata la radiazione definita senza possibilità di appello. La quinta sezione del Consiglio di Stato ha reso definitiva l’esclusione dal mondo del calcio per l’ex dirigente Juve, respingendo il ricorso avanzato da Moggi. La non metamorfosi comunicativa costellata da tante dichiarazioni e da un unico filo conduttore: “Calciopoli non esiste”. E’ la locuzione più forte che ha accompagnato l’intera vicenda e che continuerà a dividere tutti: tifosi, giocatori e giornalisti, tranne uno: l’organo giudicante.